Mercoledì, 15 Agosto 2018

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BIODEGRADABILI - Gli antichi Romani, la spesa, dove la mettevano?

Venerdì, 05 Gennaio 2018 09:23 Written by

Impazza la questione dei biodegradabili per la frutta; d'altro canto è già da qualche anno che, in effetti, paghiamo i sacchetti della spesa. Ma Santippe, Cornelia, le donne romane o magnogreche che passeggiavano per i mercati della Policoro antica, le mele, dove le mettevano? Ne abbiamo parlato con Anna ed Annarita, giovani archeologhe policoresi della Soc. Coop. "HERA" a.r.l..

Ragazze, insomma, questa spesa come si portava a casa nell’antichità?

Dalle fonti iconografiche possiamo desumere che le donne dell’antica Roma girassero per i mercati con ceste, generalmente di paglia, e anfore o contenitori simili in caso di acquisto di liquidi. Insomma è plausibile supporre che l’uso di andare a far la spesa avendo cura di portare con sé la “sportina” non sia stata di certo una nostra invenzione!

 

Accumuli di cibo comportano accumuli di rifiuti. Le lische delle alici diventavano garum, la cenere dei fornelli diventava detersivo. A casa Cicerone in quale altro modo si faceva la differenziata?

In un certo senso la forma mentis degli antichi preveniva il riciclo stesso. La parola chiave era: conservare! Conservare soprattutto il cibo per avere scorte sempre disponibili durante tutto l’anno. Essiccazione, affumicatura e molte altre tecniche ben documentate ne sono la prova. Però, parlando di riciclo in senso stretto e uscendo dai confini della domus, c’era una pratica a dir poco singolare: il riuso delle urine. È chiaro che soltanto l’idea risulta raccapricciante, eppure secondo quanto riferitoci da Columella le urine erano preziose per alcune terapie veterinarie e per migliorare la coltivazione del melograno. Pare che fossero quasi miracolose anche per sbiancare le toghe nei cicli di lavaggio. Insomma, davvero possiamo dire che i Romani non sprecavano proprio nulla!!

 

Bologna – notizia degli scorsi giorni – accoglie i rifiuti della Capitale. Nell’antica Roma, invece, i rifiuti sono mai stati un problema?

Purtroppo si! Non abbiamo notizie dettagliate su dove fossero riversati e smaltiti i rifiuti, ma la lex Iulia Municipalis del 45 a.C. fa riferimento all’utilizzo di "carri per l’immondizia". Una buona parte di rifiuti era eliminata attraverso le fogne, di cui tutte le grandi città erano munite. Tuttavia, pare che di notte, dalle finestre, si gettasse qualsiasi cosa, al punto che Giovenale in una delle sue composizioni raccomanda di fare testamento prima di uscire di casa con il buio poiché al malcapitato di turno poteva piovere addosso di tutto!...

 

Curiosità: spesa, mercato, cibo. Cosa preparava la donna romana nel giorno della dea Diana (quella che poi è diventata la nostra Epifania)?

Per i nostri cari Romani il periodo che va sostanzialmente dalla metà di dicembre a gennaio era periodo di festa. Il 20 dicembre, ad esempio, si celebrava la festa dei sigillaria, in cui parenti e amici si scambiavano doni di buon augurio. In questa occasione ai bambini si regalavano delle bamboline a tre seni, probabile riferimento alla Diana efesina o alla dea latina Strenna, realizzate con un impasto molto dolce simile al nostro marzapane. È possibile pensare quindi che già in età antica questo fosse il periodo in cui ci si concedesse qualcosa in più del solito anche dal punto di vista alimentare.

La nostra Epifania, come molte altre festività, affonda le sue origini nel mondo pagano. Era la festa che celebrava la vegetazione che spuntava con il nuovo anno, una sorta di rinascita della Natura a cui era legata la dea Diana. Proprio lei, secondo la tradizione, volava di notte nella prima settimana di gennaio con il suo corteo di ninfe sui campi per scongiurare il pericolo di grandine che avrebbe compromesso i raccolti.

 

Le nostre nonne insegnano a non buttare via niente e dal pane raffermo, ad esempio, ricavavano le polpette. I Romani, invece, come se la cavavano in fatto di "riciclo" del cibo?

Apicio ci fornisce la ricetta di un dolce ottenuto con il pane raffermo che consiste nel bagnare il pane raffermo nel latte, friggerlo e cospargerlo con il miele. Sempre a proposito di riuso mi viene in mente che è documentato l'uso delle fecce di vino nella cosmesi, per tingere le labbra a mo’ di rossetto.

 alba gallo

 

Stigliano, là dove il sindaco pitta (anche) le ringhiere

Giovedì, 06 Luglio 2017 13:12 Written by

È una località di confine, Stigliano. È una località di confino, Stigliano, lo è stata, neanche troppo tempo fa: era lì come ad Aliano che venivano mandati i dissidenti, i ladri, i malfattori. Ad espiare colpe, pene, pensieri non conformi al regime. Là, dove non c’era nulla. Là, dove anche la malaria aveva le vertigini.

CIBO- È medaglia d'argento per lo yogurt lucano

Venerdì, 02 Giugno 2017 16:49 Written by

È (quasi) il più buono d’Italia ed è di tradizione tutta lucana. È lo yogurt prodotto da latte di ‘signore mucche’, residenti, domiciliate, in-’stallate’ a Potenza. Ed è precisamente in Contrada Centomani (periferia ovest del capoluogo lucano) che da qualche mese a queste parte l’omonima Fattoria/Taverna può farsi vanto di produrre il ‘più buono d’Italia’, lo yogurt più buono d’Italia. 85 quelli in concorso, selezionati in 17 regioni d’Italia da 20 maestri degustatori (agronomi e tecnologi alimentari) ed infine valutati da 5 giudici in base a caratteristiche visive, olfattive e gustative.

È così che Taverna Centomani si assicura, nel novembre 2016, il secondo posto al Concorso Nazionale ‘Agri Yogurt’, giunto alla sua settima edizione, in quel di Cremona.
Ma come si fa ad… ‘essere buoni’? Sarà per i fermenti, più vivi di quelli che fanno riattivare persino l’intestino della Marcuzzi? Sarà per il latte di ‘signore mucche, ma mucche mucche’ e persino più buono di quello ‘della Lola’? Sarà per le buone azioni dei produttori?
Niente di tutto questo. Perché, in Basilicata, l’eccellenza non la si produce a scapito di nessuno, nemmeno dei competitor nazionali.
Quindi, qual è il segreto che rende questo yogurt buonissimo? Come per la Coca Cola, la formula è segreta. Ma tra gli ingredienti c’è di nuovo, c’è di buono, il ‘latte nobile’, che, lungi dall’esser munto da bovini dal sangue blu, deve esser registrato. Il ‘latte nobile’ è un po’ come il Dop, il Docg: il ‘latte nobile’ è ‘un marchio, non una marca’, precisa l’omonima Associazione, con un su Disciplinare.
Insomma, per essere ‘nobile’ il latte, le mucche devono, stando al Disciplinare,Nutrirsi al 70% di erba e fieno, con un numero di essenze pari a 5. Questo tipo di alimentazione permetterebbe, infatti, di ottenere un latte non solo più gustoso ma anche più ricco di tutte le componenti nutrizionali e, soprattutto, un miglior rapporto omega-6/omega-3, mai al di sotto del 5.

Insomma, se buoni si nasce, nobili si diventa, con la Lucania (ancora una volta) chiamata a scrivere il ‘sussidiario dell'eccellenza’, per il resto d’Italia.

Alba Gallo

AMBIENTE - Da Satriano in Danimarca, in bici (elettrica)

Mercoledì, 17 Maggio 2017 08:47 Written by

SATRIANO - Prendono la bici e se ne vanno a rappresentare la Basilicata, prendono la bici e se ne vanno a portare Satriano di Basilicata... in Danimarca, attraverso il Rumita, l’uomo albero, l’uomo simbolo del Carnevale più famoso della Lucania. Partenza il 13 maggio da Matera, con obiettivo Aarhus (etimologicamente “foce del fiume”), quando sarà ormai il I giugno e la cittadina danese, ufficialmente, Capitale della Cultura per il 2017.

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AMBIENTE - Musei… senza una stanza. Inaugurato a Tito il primo Ecomuseo della Basilicata.

Lunedì, 08 Maggio 2017 17:10 Written by

TITO - Non vi aspettate teche o biglietterie. Non ha spazi né pareti. Solo cieli aperti e ambienti, immensi e sconfinati. E non è nient’altro che il tentativo di racchiudere la Regione in una stanza. Ambizioso? Folle? Per intanto questo è l’Ecomuseo di Tito, il primo della Regione, il solo per idea ed originalità. E per capire meglio di che… racconti sia fatto, ne abbiamo parlato con Antonio Graziadei, “facilitatore” di questa innovativa, ricca idea rientrante a pieno titolo in quel che si è soliti definire “panorama dell’offerta culturale lucana”.

“Peperoncino terapia” per mente e corpo

Sabato, 06 Maggio 2017 11:05 Written by

Il peperoncino in sé è già foriero di numerosi benefici per quanto concerne la salute del nostro organismo. Tutto il merito va agli enzimi e alle vitamine contenuti da questa meravigliosa e stuzzicante bacca, che aiutano il nostro corpo a rinforzare il sistema immunitario e a facilitare la digestione e la respirazione

"Pizzicanella" il 4 maggio su RaiUno a "UnoMattina"

Mercoledì, 03 Maggio 2017 16:25 Written by

 "Pizzicanella" domani 4 maggio a Uno Mattina nella rubrica Made in Basilicata. La trasmissione di Rai 1 farà visita ad un'interessante esperienza di "saper fare lucano" a Marconia di Pisticci. Si tratta della cooperativa sociale Anthos che ha ideato "Pizzicannella cuor di sapore". Un laboratorio artigianale della tradizione dolciaria lucana per promuovere e realizzare l'inclusione sociale e lavorative delle persone svantaggiate. E' frutto della felice intuizione del presidente Benedetto D'Onofrio e del sostegno di soci lungimiranti, di anni di esperienza e di consapevolezze maturate. "Il proposito – ha detto il presidente Benedetto D'Onofrio - è lanciare una nuova sfida: ritornare alla tradizione per sviluppare un presente e un futuro di fiducia e solidarietà per chi ha difficoltà ad entrare o rimanere nel mondo del lavoro; per giovani diversamente abili desiderosi di spendersi in ambito lavorativo; per gli immigrati che cercano fortuna nel Territorio e possono arricchirlo con il loro contributo. Così Emanuele, con sindrome di down, spende la sua gioviale socialità nel nostro Punto Vendita; così Sondes, mamma tunisina, che con il suo lavoro può assicurare alla sua famiglia una vita dignitosa, dove la speranza si fa realtà". Sin dal suo sorgere nel 1999, la cooperativa sociale Anthos, oggi anche impresa sociale, aderente a Confcooperative Basilicata, indirizza la sua attività al beneficio della Comunità intesa come insieme di uomini, donne e famiglie. Lo fa con creatività e solidarietà attraverso due tipi di azioni: creare lavoro e offrire servizi di accoglienza e inclusione sociale.

GREEN ECONOMY - Pomodori in scatola, scatola in... pomodoro

Martedì, 28 Marzo 2017 15:18 Written by

Si chiama biolacca termoindurente e se provate a chiamarla “vernice” potrebbe arrabbiarsi. La differenza che intercorre è un po’ quella tra “naturale” e “rifatto”, tra la vostra vicina di casa e la Moric, per intenderci.