Mercoledì, 15 Agosto 2018

Chitarra indiana tipica: qual è, e come si suona?

Chitarra indiana tipica: qual è, e come si suona?

Quando si parla di chitarra indiana ci si riferisce alla Mohan Veena, che ha preso il nome dal suo inventore, negli anni Sessanta. Per suonarla, tuttavia, si usava la stessa tecnica della Vichitra Vina, risalente a tempi più antichi. Vediamo nello specifico di cosa si tratta e quali sono le sue caratteristiche.

La Vina

Prima di descrivere la chitarra indiana, è bene saperne di più sulla Vina, uno dei più antichi strumenti indiani, discendente del sitar ed antenato della chitarra di Veena, la cui origine potrebbe risalire verso l'anno zero, lo stesso periodo in cui è stato scritto il Nātyaśāstra, un trattato sulla musica, la danza ed il teatro, dove viene menzionata. Questo strumento rientra nella famiglia dei liuti, ed è lungo circa 150 centimetri, ed è caratterizzata dal manico e dalla zucche svuotate. Se ne possono distinguere tre tipi:

  • la Rudra Vina, che possiede sette corde che si accordano sulla parte sinistra;

  • la Saraswati Vina, anch'essa da sette corde, ma che si accordano sulla destra, e sia questa che la Rudra provengono dalla parte meridionale dell'India;

  • la Vichitra Vina, conosciuta anche come “strana Vina”, è priva di tasti e si suona in orizzontale, utilizzando delle palle di vetro o delle pietre nella mano sinistra, per pizzicare le corde.

 

Le caratteristiche della Mohan Veena

La Mohan Veena a prima vista ricorda molto la chitarra europea, ma si differenzia per le sue corde, sia per quanto riguarda il suo numero che le sue accordature. A quelle per la melodia, se ne possono aggiungere altre due, chiamate chikari, che permettono di sostene il ritmo dell'esecuzione. Ad averla realizzata è stato il musicista indiano Vishwa Mohan Bhatt, nel 1968, ed oggi è una delle chitarre più suonate in Asia centrale. Come per la Vichitra Vina, per pizzicare le corde devono essere usate degli oggetti duri, che possono essere realizzati in pietra, in vetro o in metallo. Per suonarla, occorre appoggiare la chitarra in grembo, portando il manico verso la sinistra.

Il sitar

Il sitar è la più celebre delle chitarre indiane, originaria dell'India settentrionale, utilizzata ancora oggi ed ispirandosi ad essa sono state costruite le chitarre sopracitate (qui trovi maggiori info su questa chitarra indiana). La sua cassa armonica ha una forma sferica, che ricorda una zucca tagliata per metà, il che gli permette di avere una buona risonanza, e le sue corde vengono definite Corde degli dei. Questo strumento è diventato popolare in Europa e in America in pieno movimento New Age, tra gli anni Sessanta e Settanta (stesso periodo in cui è nata la chitarra indiana), e sono stati musicisti famose, come George Harrison dei Beatles, a renderla popolare. In Italia, Aldo Tagliapietra l'ha usata per il suo brano La ruota del cielo, che faceva parte dell'album L'infinito, uscito nel 2004. In poche parole, le chitarre indiane ci possono far pensare agli anni Sessanta e Settanta, quando nascevano nuovi movimenti giovanili ed era in voga il New Age, la cui cultura comprendeva anche la conoscenza della filosofia, di alcune tecniche di meditazione e della musica orientale, sinonimo di uno stile di vita più semplice e sano, quindi non si poteva non rimanere affascinati dalle chitarre indiane.

 

 

Read 36 times
Rate this item
(0 votes)