Domenica, 23 Settembre 2018

ARCHEOLOGIA - Dire, fare, baciare. Quello che le donne antiche non potevano

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Chissà cosa avrebbero pensato Lucretia o Daphnè se avessero saputo che sarebbe stato istituito addirittura un giorno interamente dedicato a loro, a loro in quanto donne intendo.

Bhè, in effetti delle varie Flavia, Daphnè o Iulia che hanno popolato le città del mondo antico non sappiamo tanto e quel poco lo apprendiamo attraverso le fonti scritte principalmente da loro, gli uomini, per i quali probabilmente siamo sempre state una specie di incognita anche qualche millennio fa! Possiamo dedurre che nel mondo antico le donne non se la passassero proprio benissimo; in linea di massima erano semplicisticamente divise in due grandi categorie: le donne perbene (quelle che nostra nonna ha sempre definito “timorate di Dio”, per intenderci) tutte dedite al telaio, e quelle un po' così, delizia degli uomini al pari della biga nuova. Ebbene proprio le prime (figlie di, madri di, sorelle di, mogli di) dovevano sottostare a tutta una serie di divieti morali (per la serie, non sia mai che la gente parli, adesso come allora) che sfociavano spesso nella sfera giuridica, con non poche conseguenze per la malcapitata di turno. Ad onore del vero, rispetto al mondo greco, le donne a Roma ebbero qualche spiraglio di luce in più, soprattutto nel periodo imperiale.

Le donne antiche erano spesso limitate persino nella facoltà di indossare ciò che volevano in termini di lusso (ma guarda tu se una non poteva neppure sfoggiare l’armilla nuova!), soprattutto in determinati periodi, come quello in cui a Roma fu in vigore Lex Oppia (215 a. C.) e tra le loro competenze non rientrava neppure la parola. “Alle donne il silenzio reca grazia” diceva Sofocle, una modalità di dominio sottile ma così canonizzata da identificarsi nel culto della Dea Tacita Muta. Si tratta di una ninfa che osò svelare alla sorella Giuturna gli stratagemmi che Giove aveva messo in atto per sedurla.

Ora, immaginiamo la reazione di un qualsiasi maschio piacione ferito nell’orgoglio e al quale sono andati in fumo tutti i piani. Considerando che il soggetto in questione non era mica un semplice Domitianus qualsiasi ma il padre di tutti gli dei, per la povera creatura (femmina) le conseguenze furono nefaste. Le venne strappata la lingua e fu confinata negli Inferi. Per la serie “Enjoy the silence”, ma anche no!.. miei cari Depeache Mode! E non è finita qui. Fatta eccezione per la società etrusca (avanguardista del mondo antico), nel mondo greco- romano le donne “perbene” non potevano partecipare ai banchetti, né bere vino tranne in rare occasioni (fosse mai che nell’ilarità generale parlassero troppo!). A Roma con lo Ius osculi esisteva un etilometro vero e proprio, ufficialmente costituito dal………… bacio!

Ovviamente non immaginiamo una scena alla “Via col Vento” (anche perché ad esercitarlo potevano essere il marito, il padre o il fratello), ma una forma di contatto istituzionalizzata, anche piuttosto antipatica se ci pensiamo, che però l’astutissima Agrippina impiegò spesso a suo favore per strappare qualche bacio al marito Claudio (cosa non si fa a volte per attirare l’attenzione del proprio uomo!). 

E una che di baci invece deve averne dati parecchi è Giulia, figlia di Augusto, proprio lui, quello che invocò a Roma il ritorno al mos maiorum e all’integrità dei costumi. Come spesso accade in tutte le migliori famiglie c’è sempre la “pecora nera”, la figlia ribelle che ama vivere controcorrente. Giulia adorava trastullarsi nei circoli letterari alla moda (l’ho sempre immaginata come una specie di antenata di Marina Ripa di Meana e Marta Marzotto) e intrattenersi con aitanti giovanotti, sebbene fosse sposata e il suo grande amore fu, da sempre e per sempre, Iullo Antonio (che no, non è mai stato tra i suoi mariti!), figlio di quel pezzo di Marco Antonio che fece capitolare Cleopatra e l’intero Egitto. Ma, alla fine, tutto questo si dissolse semplicemente in un pullulare di pettegolezzi e alla fine lei trascorse il resto della sua vita con il suo bell’Antonio? Non proprio. Sospettata di aver preso parte alla congiura ordita contro il padre con lo storico amante, Giulia venne esiliata a Ventotene con l’accusa formale, mossa proprio dal genitore a nome del marito Tiberio, di ripetute trasgressione della Lex de adulteriis.

Nessun happy end, ergo! Tuttavia, soprattutto la mitologia ci fornisce delle figure femminili stupende (e non intendo solo bellissime da far impallidire Belen!), ma tenaci e coraggiose, donne così risolute che ogni tanto dovrebbero venire a bere uno spritz con “noi donne del nuovo millennio” per ricordarci quanto valiamo. Succede, però, che grazie a quei simpaticoni (sempre loro, gli uomini!) queste meraviglie siano ricordate solo come figure accessorie alla narrazione delle loro grandi imprese.

Prendiamo Penelope: suo marito è lontano, si pensa sia morto e lei deve sposare un altro tra i tanti pretendenti che le affollano casa con cui non vorrebbe dividere neppure un acino d’uva, figuriamoci il talamo. Allora lei che fa? Tesse e disfa la tela per ingannare il tempo finché LUI (perché Ulisse e solo Ulisse è il suo LUI!) non fa ritorno. Un genio! Non c’è da dire altro. Emblema della fedeltà certamente, ma anche di una DONNA che non si fa certo mettere in scacco da un branco di uomini!

E poi c’è lei, Didone…tutti la ricordano per l’amore folle vissuto con Enea che la portò al suicidio, ma quasi nessuno pensa a quanto fosse tosta questa donna che regnava su una città come Cartagine, che lei stessa aveva fondato! (il che nel mondo antico equivaleva più o meno ad essere Presidente degli Stati Uniti!). Certo, alla fine si fa fregare dal bello e bravo di turno però, diciamola tutta, chi avrebbe resistito a uno così? …

 

Anna Colangelo, archeologa 

Hera soc. coop. a r. l.

 

 

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