Domenica, 23 Settembre 2018

L'amaro dei Lucani. Storia di quel liquore nato tra i biscotti.

L'amaro dei Lucani. Storia di quel liquore nato tra i biscotti. Featured

Stava per partire per l’America, Pasquale VenaStava per imbarcarsi assieme ai suoi fratelli. Vuoi perché il lavoro mancava, vuoi per il mito, l’idea, il sogno di salpar l’Oceano. Vuoi perché il figlio del vicino ce l’aveva fatta, lì in America.

Ma tanto più razionale era la spinta quanto più forte il piede rimaneva ancorato alla terra ferma; alla terra ferma, a tratti quasi immobile, della Lucania.

Nel 1894 Pasquale Vena di anni ne aveva appena 24: pochi, come i soldi in tasca, molti come i progetti in testa. Quelli che puoi permetterti di avere a vent’anni, in testa… Quando ad alimentarti sono gli ideali, i sogni più che il piatto pieno e dei soldi, beh...di quelli puoi fare anche a meno.

 

A ventiquattro anni c’erano (ancora) la voglia di imparare un mestiere e la passione per i dolci. Pasquale rimase a Napoli, per studiare, per imparare le tecniche dell’arte di fare dolci. A Napoli, nel porto che da partenza divenne approdo per il biscottificio di Pisticci.

Si dice: ‘Impara l’arte e mettila da parte’. Neanche il tempo di infornarli, quei biscotti che nel destino di Pasquale si sentivano già nuove fragranze. E no,con la farina non c’entravano niente.

Ogni giorno, sfornate le pastarelle, Pasquale ricominciava a vivere con le sue erbe, nel silenzio degli antri dei laboratori attigui alla pasticceria; si ripartiva, ancora una volta, sperimentando ancora, ricominciando dalle ampolle.

 

E per quanto l’unica vera costante, nella vita, sia il cambiamento, in quella di Pasquale, era  Pisticci - sempre e comunque - la costante. La sua Pisticci c'era: era dentro e fuori, sopra e sotto gli alambicchi della pasticceria - fattasi all’occorrenza distilleria - di Pasquale Vena. Nell’aroma speziato, nel ricordo degli agrumeti. Nell’assenzio, nel cardo, nell’achillea. Tutto fermentava, decantava, nelle ampolle (prima), nelle bottiglie (poi). Nell’arancio, nella genziana, nell’angelica. Fino a raggiungere una produzione industriale di 117 mila litri.

 

È così che a 24 anni, Pasquale Vena, forgia, con le sue mani, la sua ricchezza: il suo primo, personalissimo, Amaro Lucano. Quello stesso che piacerà talmente tanto ai Savoia, da valergli il titolo di Cavaliere.

 

E questa invece è la storia di quanto motrice sia la forza della volontà, l’irriverenza dei sogni, la pervicacia delle idee. Di quando, pur di volare, sei tu a costruirtele, le ali, per planare, libero, su vento e opinioni, sul disfattismo imperante e sul vacuo, sterile giudizio di chi osserva e non produce cambiamento. Di quelli che “non ce la farai mai, non hai le capacità, che piuttosto avresti fatto bene a seguire i tuoi fratelli”.

 

La storia di Pasquale Vena è quella delle porte sbattute in faccia mentre tu stai mettendo - in quel momento esatto - il piede tra l’uscio e lo stipite. Fa male, ma c’è. E viva Dio.

È la storia della ragione che ti incanala tra i binari e del sentimento che ti fa deragliare via, per sbatterti violentemente nel bel mezzo di una campagna, lontana dai sentieri già battuto da altri perché tu possa tracciare nuove strade.

 

Non sono 30 erbe a fare un amaro. Non è stato l’alcol a fare quello che sarà il digestivo lucano per antonomasia.

 

Si dice che siano le radici a fare l’uomo; beh, Pasquale Vena di quelle radici ha saputo fare un distillato di sensazioni a metà tra gusto e olfatto, quanto è vero che la Lucania è prima di tutti un’esperienza sensoriale, da esportare, una goccia di Lucania nella valigia dell’emigrante.

 

Si dice che il trionfo non sia altro che una somma di pregressi insuccessi. Quella dell’Amaro Lucano è la storia di una falsa partenza, forse di un fallimento. O semplicemente è la storia di chi, a ventiquattro anni e con poche idee in testa, ha osato premere lo stop e riavvolgere il nastro. Tirare il freno a mano e fare un clamoroso testa coda. Per riscrivere la storia di famiglia, ripartendo da un biscotto, salvo poi mandare tutto - nuovamente, clamorosamente - all’aria per creare un liquore.

Per dare dimostrazione al mondo di quanto bisogno ci sia di visionari; di quanto necessari siano i visionari, per fare il mondo.

 

Quella dell’Amaro Lucano non è la storia di un liquore: è la dichiarazione d’amore e di fedeltà di un uomo alla sua terra.

È la storia di quel digestivo nato a Pisticci e invidiato - ancora oggi - dal resto del mondo.

 

alba gallo

Read 3040 times Last modified on Mercoledì, 10 Gennaio 2018 09:08
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