Mercoledì, 15 Agosto 2018

CIBO - Cosa mangiano gli Italiani per l’Epifania?

CIBO - Cosa mangiano gli Italiani per l’Epifania? Featured

Tutte le feste porta via, va bene. Ma cosa mangiano gli Italiani il sei gennaio?

Festività dalle origini pagane, per molti popoli antichi - l’Epifania - coincideva con l’inizio del nuovo anno.

Festeggiata bruciando un pezzo di legno per allontanare le privazioni del passato, si celebrava in alcune zone della penisola portando a tavola i propri animali d’allevamento.

L’introduzione dell’idea della strega che vola si deve, invece, ai Romani: i concittadini di Cicerone credevano, infatti, che tra la fine di dicembre e il 6 gennaio la dea Diana volasse sui campi coltivati per renderli fertili, recando in dono ai più piccoli frutta e dolciumi.

Ma gli Italiani di oggi, invece, come mandano via - a tavola - tutte le feste?

Con la Fugassa d’la Befana, a Cuneo, un dolce ad impasto morbido dalla forma simile ad una margherita e al cui interno vengono nascoste una fava bianca e una nera. Chi trova la fava bianca dovrà saldare le spese della focaccia, chi invece trova la nera, offrirà da bere a tutti.

Dal Piemonte alla Toscana, per trovare, nella terra della Nannini, i “cavallucci di Siena”, biscotti morbidi a base di miele, canditi, anice, noci.

E al Sud, invece? Da Napoli in giù si festeggia a colpi di zucchero e frittura: dai pepatelli abruzzesi (biscotti simili ai cantucci tipici della provincia di Teramo) (e del Molise) alla prima pastiera.

I pepatelli. Preparati non solo per il 6 gennaio, ma durante tutte le festività, traggono nome e forza dal pepe nero, che, accompagnato da miele, farina, cacao, mandorle e bucce d’arancia, rende speziato l’impasto di queste tipicità abruzzesi.

In Campania, invece, si prepara per l’Epifania la prima pastiera dell’anno. Pastiera debitamente accompagnata dai consueti stuffoli, le più dolci palline di pasta concepibili dalla golosità umana. Fatti di farina, uova, zucchero e liquore all’anice e fritti nell’olio o nello strutto, gli struffoli vengono poi avvolti in abbondante miele caldo e “colorati” mediante frutta candita o confetti.

In Basilicata, invece? Non c’è panettone (sì, quello più buono d’Italia, ormai sappiamo essere di Acerenza), senza purcidduzzi e cartellate, dai nomi più strampalati a seconda del paese in cui vengono servite. Fatte di farina, olio e vino bianco secco e ridotte in fettucce di pasta, le cartellate vengono poi modellate a comporre una spirale, ricca di piccole concavità che, dopo opportuna friggitura, accoglieranno vin cotto, cotto di fichi o miele.

Stesso impasto, altro aspetto per i “purcidduzzi”. A forma di piccoli gnocchi o cavatelli, dopo la frittura vengono immersi nel miele bollente. Piccole porzioni, grande soddisfazione per quelli che vengono considerati i finger food della pasticceria.

Insomma, tra colori e zucchero, la Befana si porta via, in un colpo solo, feste, luci e dolciumi vari. I chili di troppo, beh… per quelli occorre "solo" un buon miracolo.

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