Domenica, 22 Ottobre 2017

In tutti i paesi a forte incremento demografico, tutti gli spazi utili sono utilizzati per costruire case o baracche: questo vale ancor di più per la Thailandia.

Questo magico e meraviglioso paese dalle straordinarie bellezze naturali ed umane (vi sono tra le ragazze più affascinanti del mondo), vive quotidianamente un processo di impoverimento territoriale a vantaggio della crescita, a volte incontrollata e quasi sempre disordinata, di quartieri più o meno legali molti dei quali sono veri e propri slums o baraccopoli.

In quei quartieri sovraffollati e ad alto rischio di devianza (traffico d’armi, spaccio, prostituzione maschile e femminile, etc.) sarebbe utilissimo creare dei luoghi d’incontro e di socializzazione pensati per far crescere in salute fisica e mentale tantissimi bambini e ragazzi che non hanno praticamente niente: ma non è semplice.

Infatti, soprattutto nei quartieri venuti su come funghi dal nulla, tutto lo spazio utile o quasi è stato utilizzato e rimangono disponibili solo alcune piccole porzioni di terreno delle forme più strampalate.

Per dare un senso a queste aree inutilizzate, per creare un luogo in cui i più giovani potessero trovare un loro spazio dedicato, l’AP Thailand, una società di costruzioni, ha pensato di inventarsi dei ‘campi da calcio non convenzionali’.

La cosa è presto detta: normalmente un campo da calcio è di forma rettangolare; ma se questa forma, in un intero quartiere, non si trova, perché non crearne uno di forma diversa ma con una superficie ed una divisione degli spazi di gioco simili a quelli dei campi ufficiali?

In questo modo sono nati campi di calcio a forma di ‘L’, a forma di ‘Z’, a forma di ‘U’ e c’è la speranza di crearne molti altri di forme ancora diverse.

Questo permette a tutti gli spazi di essere intelligentemente utilizzati, a tanti bambini e ragazzi di giocare in maniera sana e divertente, e a delle città che sarebbero apparse diversamente come alveari umani di avere un aspetto più normale.

E se, per segnare, bisogna svoltare l’angolo, chi se ne importa!

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Ci sono angoli della nostra storia contemporanea, la storia di noi europei sempre così belli, buoni e simpatici, che ci fanno paura come se non fossero così lontani nel tempo.

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Raffaele Pinto, scrittore e saggista nonché docente di Storia e Filosofia in un liceo della provincia di Matera, con il saggio “La gente di Mulberry Street – Storia e storie dell’emigrazione meridionale negli Stati Uniti”” (edito da Archivia) ha vinto, per la sezione saggistica,  la quinta edizione del Premio Nazionale di Calabria e Basilicata promosso dall’Istituto Culturale della Calabria “Il Musagete” di Francavilla Marittima (CS). Al secondo posto Rocco Lentini per la monografia “Fortunato Seminara” pubbliato da Edizioni Città del Sole)ed il terzo posto a Franco Liguori per il volume “Cariati, la formidabile Rocca dei Ruffo e degli Spinelli. (Edizioni Karyatis).

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