Martedì, 28 Marzo 2017

“Sai che a Pignola hanno aperto un’osteria friulana?”. Storia di un’imbeccata, storia curiosa di una emigrazione al contrario, dello sport che si mesce col vino, di un matrimonio tra basket e “Gubane”, che con le ballerine non c’entrano granché niente. Cos’è la Gubana??? Siamo andati a scoprirlo.

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Domenica, 04 Ottobre 2015 14:02

Un tiramisù (lucano) alla Casa Bianca

Ci sono due modi per andare a Washington: quello più comune fa rima con bagaglio a mano.

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Mercoledì, 25 Febbraio 2015 10:32

Una pizza a portata di click

Un’idea semplice ma geniale e sole tre certezze: sei a casa, fa freddo e hai fame. Magari è domenica e sai che una buona margherita non te la toglierebbe nessuno, se non fosse per la tua mastodontica pigrizia. In una di queste fameliche e pigiamosissime serate, ad ottocento chilometri dalla pasta asciutta di mammà, Christian inizia a spremere le meningi e nel 2009 partorisce Pizzabo.it.

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Se pensate che la questione “col buco o senza” riguardi solo la ciambella, vi sbagliate di grosso. Se pensate che questa sia l’ennesima storia di cibo, beh, non proseguitela nemmeno questa lettura. O rivolgetevi a Vissani (con i nostri migliori auguri/èStatoBelloConoscervi).

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Mai entrati in un panificio a provare un t shirt? E in un negozio d’abbigliamento a mangiare un panzerotto? Una delle due notizie è un fake (o forse un augurio), l’altra sapida e fritta realtà.

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Da giovedì 6 a domenica 9 ottobre il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria alla 48° edizione della storica regata velica internazionale a Trieste.

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Proseguono gli appuntamenti culturali policoresi con la mostra fotografica “Lo zuccherificio di Policoro. Appunti post apocalittici di Luca Centola", presso il Museo Archeologico Nazionale della Siritide di Policoro.

Domani 17 Settembre 2016 alle ore 18,00 si inaugura, infatti, la mostra fotografica “Lo zuccherificio di Policoro. Appunti post apocalittici di Luca Centola", a cura di Marta Ragozzino, Direttrice del Polo Museale della Basilicata.

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Rompono le scatole. Lo fanno per mestiere, lo han fatto (prima, quasi) per gioco. Lo fanno (oggi) per cucinare, sfamarsi (?!); per mettere in discussione la cucina blasonata, per mettersi in discussione, per dimostrare che (anche) con la Simmenthal si fanno grandi cose, se - quelle cose-  sai dotarle di un buon “impiattamento” e di un vestito linguistico“orpellosamente” cool.

Non sono chef e non ambiscono ad esserlo ma ti sanno dimostrare che, con una scatoletta e taaanta fantasia, tutti possono essere chef con la sola imposizione delle mani (sulla carne in gelatina). Loro, attualmente 3 (ma presto multipli di),­ sono i redattori della pagina Fb “Un rompiscatole in cucina”, che, ad oggi, ­conta qualcosa come 37 mila follower o qualcosa in più.

Passi da quella pagina perché ti incuriosisce il nome, poi ti fai “invischiare” nei loro racconti di cibo, nelle foto, nel potenziale di una latta di Rio Mare che si fa ricetta ed associata a a tante altre fa una bicicletta, per esempio. Perché ad una scatola di tonno tutto chiederesti tranne che di frenare. Per dire…Poi ti viene fame e... c’è poco da fare per la dispensa che avevi lasciato stagnare in vista della fine del mondo. È così che scatta il primo like, quello che non si scorda mai, quello che… genera dipendenza.

È così che nasce una storia, quella che ci siamo fatti raccontare. Riavvolgiamo il nastro, partiamo dall’abc e cerchiamo di capire perché sia un privilegio romperle, le scatole, e perché, il cibo in scatola, non sia roba da sfigati/single/Bridget Jones.

Perché “Rompiscatole”, diteci perché?

Ritmi di vita sempre più frenetici e impegnativi e non sempre si ha il tempo e l’energia per cucinare nel modo tradizionale. Ma da buoni italiani per nessun motivo rinunceremmo ai sapori della nostra tavola. Ecco allora che con una scorta intelligente di scatolette, in pochi minuti si può velocemente dare vita a ricette che non hanno nulla da invidiare alla cucina dei grandi chef!.

Le scatole: come si rompono, perché è bene romperle, insomma... perché questo nome?

Non soltanto perché apriamo scatolette e barattoli in acciaio, ma anche perché in un certo senso andiamo “contro” i luoghi comuni che vedono la cucina di qualità legata esclusivamente al prodotto fresco". L’idea? Creare un piatto da vero chef con ingredienti low cost, in scatola, economici ­appunto. Ma il cibo in scatola… ?! “Contrariamente a quanto si possa credere, il cibo in scatola ed i suoi imballaggi in acciaio sono vere e proprie “casseforti” della natura e mantengono intatte le qualità e i sapori, senza alcuna aggiunta di conservanti. E poi è decisamente economico e si conserva molto più a lungo rispetto a qualsiasi altro prodotto. Infine, una volta utilizzati, gli imballaggi in acciaio si riciclano al 100% per rinascere a nuova vita!".

La prima ricetta non si scorda mai. E’ il caso del loro “Bicchierino di benvenuto con granchio, porcini e cereali”. Quella preferita, invece?

La “carbonara di mare con erbe aromatiche”. Ma non tutte le scatolette finiscono in un buco, insomma, dopo che le utilizzate che fine fanno? “Utilizzando così tante scatolette per le nostre ricette, abbiamo scoperto l’importanza della raccolta differenziata: gli imballaggi in acciaio possono essere riciclati completamente e all’infinito. 

Pensate che con 2000 scatolette di tonno si può ottenere il telaio di una bicicletta, mentre con 200 tappi corona, come quelli della birra, si può ottenere una chiave inglese!.

Adesso, da bravi, aprite le dispense e... scatenate il Cannavacciuolo che è in voi. Vi sentirete, così, orgogliosi - almeno per un giorno, anche voi - di essere degli autentici rompiscatole. Dentro e fuori dalla cucina!

Alba Gallo

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Lo streetfood (cucina di strada) sta vivendo il suo periodo d’oro con previsioni di nuova crescita. I camioncini che reinventano i cibi di strada in chiave raffinata ma non troppo, stanno diventando le nuove destinazioni del gusto. Un approccio che mantiene quel sapore a metà strada fra sagra 2.0 e stile e consente, spendendo poco, di mangiare fuori dai soliti schemi sia della ristorazione tradizionale che di casa. Ecco allora Magnamm, l’agevole rimorchio dello streetfood di qualità prodotto dall’ingegno di Nino Palmieri, lucano di Rivello, titolare di una rinomata Osteria situata nei Castelli Romani.Magnamm è la soluzione ideale per chi decide di dare inizio ad una attività imprenditoriale improntata sul cibo su strada di qualità. Non è solo un comodo rimorchio allestito e certificato per consentire a costi molto contenuti l’avvio alla propria attività di streetfood per sagre, fiere, o per eventi enogastronomici, per mercati , spiagge o per l’uso all’interno di esposizioni, fiere e centri commerciali. E’ una linea in Franchising dove vengono forniti tutti gli strumenti e prodotti gastronomici da vendere al pubblico, cibi inediti, di qualità e di grande attrattività per accedere ad una vasta clientela, dove la specialità dell’Osteria “a casa di Nino”, la tagliata di pollo accompagnata dalla particolare salsa di porro e salsa di yogurt diventa cibo su strada e dove la pasta artigianalmente prodotta in Basilicata, può essere velocemente servita perché quelli che una volta erano piccoli motocarri Ape Piaggio oggi hanno ritrovato nuova vita diventando piccole cucine itineranti.

Magnamm può essere facilmente agganciato ad una vettura di piccola cilindrata, si monta, in 5 minuti, è esente dal pagamento del bollo e dell’assicurazione. La cucina studiata con serbatoio GPL permette di fare agevolmente il pieno direttamente nelle stazioni di servizio, generatore, corrente, tutto rigorosamente a norma. Per coloro che vogliono crearsi la loro arte culinaria su strada, Palmieri offre anche la possibilità di una linea di allestimenti libera, personalizzabile,, oppure con rimorchio non targato ideale per la distribuzione e preparazione di prodotti da vendere in ambienti interni.  Un progetto a testimonianza della creatività enogastronomia della gente di Basilicata. il mondo dell'enogastronomia, il cibo, la qualità e genuinità dei prodotti, la ristorazione, sono un elemento valorizzazione e di sviluppo, sul quale si dovrebbe costruire un vero progetto strategico dal momento che la Basilicata ha risorse umane capaci di emergere nei mercati e differenziarsi.

Per tornare alla “tendenza” dopo il ristorante stellato, i fasti degli agriturismo, il fascino della gestione familiare e l’era dell’happy hour e dei ristoranti nei centri commerciali, questa è l’epoca dell’ “apro un food truck”. I negozi escono dai locali. Sempre più spesso: lo scorso anno è nata un'impresa ambulante ogni ora. Insomma bar e ristoranti aumentano, ma sono sempre meno tradizionali. Colpa del caro affitti e delle imposte, ma è anche così che si alimenta il boom dello streetfood e dei negozi online. E' quanto emerge da un'analisi condotta dall'Osservatorio Confesercenti sulle nuove imprese aperte nei settori del commercio e del turismo nel 2015. E non è un caso che ha aperto i battenti il Sanremo Street Food Festival, prima edizione di un evento all'insegna del cibo da strada. E' così che i sapori della tradizione culinaria italiana si sono ritrovati nella cornice del Festival della canzone italiana. Secondo una ricerca sulle motivazioni che spingono le persone verso il cibo di strada: al primo posto perché costa poco, per il 40% degli intervistati; perché è veloce, per il 16,5% degli intervistati; per il gusto di farlo, per il 14%; per la sua crescita qualitativa, nell’11% dei casi. L’8% ha invece chiamato in causa la varietà dell’offerta, mentre appena il 3,2% sceglie il cibo su strada semplicemente perché è buono.

 

 

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