Lunedì, 21 Agosto 2017

Si chiama biolacca termoindurente e se provate a chiamarla “vernice” potrebbe arrabbiarsi. La differenza che intercorre è un po’ quella tra “naturale” e “rifatto”, tra la vostra vicina di casa e la Moric, per intenderci.

Published in Green economy

Rompono le scatole. Lo fanno per mestiere, lo han fatto (prima, quasi) per gioco. Lo fanno (oggi) per cucinare, sfamarsi (?!); per mettere in discussione la cucina blasonata, per mettersi in discussione, per dimostrare che (anche) con la Simmenthal si fanno grandi cose, se - quelle cose-  sai dotarle di un buon “impiattamento” e di un vestito linguistico“orpellosamente” cool.

Non sono chef e non ambiscono ad esserlo ma ti sanno dimostrare che, con una scatoletta e taaanta fantasia, tutti possono essere chef con la sola imposizione delle mani (sulla carne in gelatina). Loro, attualmente 3 (ma presto multipli di),­ sono i redattori della pagina Fb “Un rompiscatole in cucina”, che, ad oggi, ­conta qualcosa come 37 mila follower o qualcosa in più.

Passi da quella pagina perché ti incuriosisce il nome, poi ti fai “invischiare” nei loro racconti di cibo, nelle foto, nel potenziale di una latta di Rio Mare che si fa ricetta ed associata a a tante altre fa una bicicletta, per esempio. Perché ad una scatola di tonno tutto chiederesti tranne che di frenare. Per dire…Poi ti viene fame e... c’è poco da fare per la dispensa che avevi lasciato stagnare in vista della fine del mondo. È così che scatta il primo like, quello che non si scorda mai, quello che… genera dipendenza.

È così che nasce una storia, quella che ci siamo fatti raccontare. Riavvolgiamo il nastro, partiamo dall’abc e cerchiamo di capire perché sia un privilegio romperle, le scatole, e perché, il cibo in scatola, non sia roba da sfigati/single/Bridget Jones.

Perché “Rompiscatole”, diteci perché?

Ritmi di vita sempre più frenetici e impegnativi e non sempre si ha il tempo e l’energia per cucinare nel modo tradizionale. Ma da buoni italiani per nessun motivo rinunceremmo ai sapori della nostra tavola. Ecco allora che con una scorta intelligente di scatolette, in pochi minuti si può velocemente dare vita a ricette che non hanno nulla da invidiare alla cucina dei grandi chef!.

Le scatole: come si rompono, perché è bene romperle, insomma... perché questo nome?

Non soltanto perché apriamo scatolette e barattoli in acciaio, ma anche perché in un certo senso andiamo “contro” i luoghi comuni che vedono la cucina di qualità legata esclusivamente al prodotto fresco". L’idea? Creare un piatto da vero chef con ingredienti low cost, in scatola, economici ­appunto. Ma il cibo in scatola… ?! “Contrariamente a quanto si possa credere, il cibo in scatola ed i suoi imballaggi in acciaio sono vere e proprie “casseforti” della natura e mantengono intatte le qualità e i sapori, senza alcuna aggiunta di conservanti. E poi è decisamente economico e si conserva molto più a lungo rispetto a qualsiasi altro prodotto. Infine, una volta utilizzati, gli imballaggi in acciaio si riciclano al 100% per rinascere a nuova vita!".

La prima ricetta non si scorda mai. E’ il caso del loro “Bicchierino di benvenuto con granchio, porcini e cereali”. Quella preferita, invece?

La “carbonara di mare con erbe aromatiche”. Ma non tutte le scatolette finiscono in un buco, insomma, dopo che le utilizzate che fine fanno? “Utilizzando così tante scatolette per le nostre ricette, abbiamo scoperto l’importanza della raccolta differenziata: gli imballaggi in acciaio possono essere riciclati completamente e all’infinito. 

Pensate che con 2000 scatolette di tonno si può ottenere il telaio di una bicicletta, mentre con 200 tappi corona, come quelli della birra, si può ottenere una chiave inglese!.

Adesso, da bravi, aprite le dispense e... scatenate il Cannavacciuolo che è in voi. Vi sentirete, così, orgogliosi - almeno per un giorno, anche voi - di essere degli autentici rompiscatole. Dentro e fuori dalla cucina!

Alba Gallo

Published in Di cotte e di crude

Comune di Colobraro