Mercoledì, 20 Giugno 2018

TERZA PAGINA - Festa patronale, "State of Mind" Photo Credits: Avvenire.it

TERZA PAGINA - Festa patronale, "State of Mind" Featured

La festa patronale, al Sud, è quel che gli inglesi definiscono uno “state of mind”; festa patronale is “THE” day. Anche se c’è l’edizione ufficiale (il giorno del patrono, da calendario) e la “summer edition”: quella estiva, di “quando-ci-sono-i-turisti”.

La festa patronale, al Sud, è qualcosa che gli antropologi stanno ancora studiando.

Dal lavoro prenderai ferie: il giorno prima e il giorno dopo, è chiaro. La mattina t’alzerai presto e indosserai l’abito buono. Poi caffè con gli amici al bar, rigorosamente in camicia bianca, in un indefesso turbinio di attività - inutili - che ti porteranno ad ora di pranzo.

 

Il pranzo in famiglia. Irrinunciabile e pantagruelico. sempre oltre la soglia della sazietà, mai al di sotto (non-sia-mai). Per la festa patronale si rinuncia a tutto, tranne che al pranzo in famiglia. Importante quanto la comunione di tuo cugino, imprescindibile quanto il compleanno di tua nonna. Pieno, di parenti, tracotante di pietanze (come-se-non-ci-fosse-un-domani). Con una tregua che, dalla cuoca, non ti verrà mai concessa. “E l’arrosto non lo mangi?”. “E’ da ieri che stiamo preparando, con tua madre”, le espressioni tipiche del disappunto misto ad orgoglio.

 

Le “luminarie”. Quando le accendono, anche i marziani capiscono che c’è vita sulla Terra.

La banda. Che percorre, sola, le vie del paese.

I carri. Quelli da condurre, quelli da distruggere.

I cavalli. E le strade costellate di escrementi dal diametro variabile. Dal tipico olezzo tollerabile solo “in quei giorni” e che ti fa puntualmente interrogare su come possa uscire da tanto eleganti levrieri, tanto - tremendo - schifo.

Le bancarelle, la frutta secca e i palloni. Sempre gli stessi e che tali saranno anche quando la tecnologia avrà preso il sopravvento persino sul “bancarellaro”, divenuto ormai cibernetico anche lui. Ma i palloni bianchi e rosa quelli sì, ci saranno sempre. Appesi, in aria o per terra.
La fiera del paese. In cui ti vendono di tutto: dal pulcino sottobanco, ai sempre più rincoglioniti pesci rossi (ormai divenuti trote) all’affettazucchine (inutile) che finirà di funzionare già un minuto dopo la dimostrazione e finirà sempre lì: tra il pelapatate e la schiumarola per pelati. Inutilizzato.


Le maglie. Ogni anno la festa ha la sua, che varia nei colori e nella grafica. E puntualmente si impregnerà di sudore, che sarà sempre, irreversibilmente, inferiore all’orgoglio che ci metti nell’indossarla.

La festa patronale, al Sud, la comprendi solo quando dal Sud, ormai, te ne sei andato.

Nella città in cui ho studiato - anche lì - festeggiavano il santo patrono. Sembrerà strano, ma esisteva (anche lì) il giorno del santo patrono. Certo, era un po’ diverso. Era tutto più... “civile” (?). Diciamolo.

Mi vesto elegante e scendo in piazza: vuota, come solo dopo un bombardamento; pulita e priva di ogni forma di vita e di sterco animale. La festa? Solo religiosa. Di conseguenza, giustificare la presenza di bancarelle sembrava superfluo. Torno a casa e preparo la mia “schiscia”: 5 minuti e torno sui libri: il giorno dopo c’è lezione.

Il 2 luglio - a Matera- sarà “la Bruna”; il 21 agosto, Bernalda, festeggia San Bernardino. Il giorno prima, a Montescaglioso, sarà di nuovo San Rocco.

Segnate in agenda. E non prendete impegni.

 

alba gallo

Read 328 times Last modified on Giovedì, 07 Giugno 2018 11:10
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