Sabato, 21 Aprile 2018

DORSO E IL SUO SINGOLO D’ESORDIO “SOLO” VISTI DAL (LACONICO, NDR) GIULIANO PETRIGLIANO

DORSO E IL SUO SINGOLO D’ESORDIO “SOLO” VISTI DAL (LACONICO, NDR) GIULIANO PETRIGLIANO Featured

Cosa fa un ragazzino a cui piace la musica? Generalmente inizia a suonare. Verso i quindici anni o giù di lì. Diventa il più figo della sua comitiva e inizia a rimediare le prime pomiciate, perché non prendiamoci in giro: chiunque abbia mai imbracciato una chitarra, ha imparato a sfruttare almeno un po’ quell’aura da artista maledetto che gli si forma intorno, e alla quale molte ragazzine non sanno resistere. VIDEO: DORSO - "SOLO"

Senza la musica, molti di noi sarebbero passati inosservati, avrebbero avuto come unica compagnia quella dei propri brufoli e sarebbero rimasti vergini molto più a lungo. Probabilmente anche Mick Jagger prima di suonare aveva i brufoli. Probabilmente c’è stata anche una fase della sua vita in cui era addirittura vergine. Oggi invece si accompagna a donzelle che hanno quarant’anni meno di lui... Capite cosa voglio dire? Musica e libidine sessuale vanno sempre a braccetto.

Comunque, tutta questa introduzione c’entra poco o niente con ciò di cui parlerò in questo articolo. E a dirla tutta, Pizzolla, il direttore del giornale, mi odierà, perché mi aveva detto di essere breve e conciso e invece io non ho ancora iniziato e già mi sto dilungando. Ma il mio articolo questo è, e gli dirò che o lo pubblica così, senza tagliarmi neanche una virgola, oppure niente. Se lo state leggendo, vuol dire che Pizzolla è stato comprensivo. Bravo Pizzola, il mondo ha bisogno di questi gesti.
Dicevo, di cosa parlerò in questo articolo? Di un giovane musicista - ecco spiegato il motivo per cui mi sono soffermato sulla categoria. Voglio parlare di Alessandro Depalma, diciottenne policorese che si fa chiamare Dorso. So che è anche un atleta, un nuotatore per la precisione, per cui penso che il suo nome d’arte derivi da questo. Sono un tipo sveglio, io.
Alessandro lo conosco da un po’ di tempo, da quando ancora non si chiamava Dorso e suonava in giro con qualche gruppetto di coetanei. Ricordo che una volta la loro band si chiamava “Happy Milf”, poi cambiarono nome, incisero qualche canzone da qualche parte, poi non so più che fine fecero. Ma non è colpa loro, sono io che generalmente me ne sbatto di ciò che mi succede intorno e non sono la persona più informata su ciò che avviene in città. E in questa città, Policoro, purtoppo non succede molto. E quei pochi che provano a fare qualcosa, il più delle volte vengono ignorati oppure ostracizzati. Depalma è uno di quei pochi talentuosi, ma spero tanto che nessuno lo ignori né gli metta mai i bastoni fra le ruote in nome di quell’invidia immotivata che spesso e volentieri viene fuori nei piccoli ambienti come il nostro. Depalma è andato oltre i confini di questa cittadina. Non di molto, eh, ma l’ha fatto, e ha fatto bene. E infatti un’interessante etichetta discografica non ha tardato a mettere le mani su di lui, a investire un po’ di grano nella sua bravura e a produrgli un singolo che è fra le cose più interessanti uscite in quest’ultimo periodo: “Solo”. Videoclip di gran classe, arrangiamenti musicali per niente volgari e non invadenti, e al centro di tutto la voce di Depalma - pardon, da questo momento in poi “Dorso” - che si caratterizza per una profondità espressiva magari un po’ acerba ma molto promettente.
Ci sono alcune cose che non mi piacciono, come ad esempio uno special che si dilunga più di quanto avrei gradito e che sfocia nel “e voleremo su...” ripetuto più volte in un modo un po’ troppo sanremese e nazional-popolare. Ma per il resto, gli altri appunti che mi vengono da fare sono soltanto peli nell’uovo, in un uovo che è davvero un gran bell’uovo, di quelli paesani usciti freschi freschi dal culo di una gallina in salute e dalla faccia simpatica che ti ci faresti anche due chiacchiere. Tuttavia, adesso dirò quali sono questi peli nell’uovo, perché resto pur sempre un rompipalle, e se dico solo cose belle, mi annoio io e vi annoiate voi. Quindi cominciamo, mettetevi comodi.

Del primo difetto di Dorso in realtà non possiamo fargliene una colpa. Si tratta della sua età: è giovane. Talmente giovane che i suoi ascolti e le sue influenze musicali sono ancora freschissime in superficie e si sentono molto, troppo, nelle cose che scrive. Insomma, è ancora un po’ lontano dal prendere una sua direzione personale. Ma è una cosa normalissima, tranquilli: ognuno ha il suo background che viene fuori e che verrà sempre fuori, in una nota, in una sfumatura del cantato, in una progressione armonica. Io ad esempio sono un decennio più grande di lui e la gente ancora mi dice, dopo avermi ascoltato cantare, “si sente che sei cresciuto a pane e De André”. Vaffanculo, mi viene sempre da dirgli, ma poi mi ricordo che io ho anche meno talento di Dorso, quindi torno a suonare le mie canzoni del cazzo e ad avere fiducia in Dorso e nella sua crescita. Sappiamo che le sue influenze si sentiranno ancora perché sarebbe impossibile il contrario, ma vabbè, ci siamo capiti: ci auguriamo che presto in Dorso sentiremo solo Dorso, e non echi di Calcutta. Già, perché questo è il suo secondo difetto: Calcutta.

Dorso ascolta Calcutta, ne sono sicuro. A me Calcutta non dà fastidio, sia chiaro. Semmai mi infastidisce un po’ ciò che lui rappresenta, ovvero quella sfacciata deriva mainstream di quel genere “indie” che una volta si chiamava così nel senso di “indipendente”, e che oggi, coi suoi ritornelli scritti su misura per un pubblico di giovani un po’ problematici e un po’ fintamente alternativi, è diventato più pop del peggior pop di qualche decennio fa. Voglio dire, se dovessi definire la penna di Calcutta, direi che per scrivere canzoni lui prende quei messaggi che ognuno di noi scriverebbe da ubriaco alla propria ex, solo che poi ci mette un paio di accordi dissonanti ed ecco servita la canzone indie del momento.

Ha poi dalla sua parte discrete capacità nel disegnare qualche immagine che resta impressa, e quindi è abbastanza naturale che si ritrovi nei concerti masnade di ragazzine a fare fondamentalmente due cose: cantare a squarciagola, e bagnarsi un po’ ai piani bassi. Ecco, mi sembra che la scrittura di Dorso vada un po’ in questa direzione, però con un punto debole in più (almeno per il momento): e cioè che nel testo della sua “Solo” non ho trovato immagini così forti da rimanermi indelebili nella testa. Tuttavia, sono sicuro che qualche ragazzina si bagnerà comunque per lui, per cui si merita lo stesso una mia pacca sulla spalla.
Terzo e ultimo pelo nell’uovo: la pronuncia di “con te”, “perché” e “scegli me”, che vorrebbero la “e” chiusa ma Dorso la apre tantissimo, al punto da farla diventare quasi una “a” e tradendo la calata meridionale di noi lucani. Lo so, sono un rompicoglioni, ma d’altronde avevo messo le mani avanti già all’inizio, quindi resto dell’idea che, in una canzone, “perchÀ” e “scegli mA” suonino malissimo all’orecchio di un pubblico nazionale.

Cosa mi piace di Dorso? Che si fa gli affaracci suoi. Non è uno di quelli che vogliono fare di una certa spregiudicatezza la loro bandiera artistica. Purtroppo viviamo in un mondo in cui tutti si sentono geniali e diversi dagli altri, col risultato che invece li vediamo, tutti ugualmente mediocri, in una gara insensata fatta di sgomitate per ritagliarsi un posto nell’olimpo di youtube, spotify, facebook e chi più ne ha, più ne metta. Dorso fa certamente parte anche lui di questa gara, come più o meno tutti noi che suoniamo, ma l’importante è lo stile con cui lo si fa. Dorso è un tipo discreto, e questo, credetemi, è un grandissimo merito. È sincero nelle cose che scrive, abbastanza sincero da far sì che tu stia lì ad ascoltare le tristezze e le insicurezze tipiche della sua età - ma non solo - con un senso di tenerezza e di rispetto. Pensi che forse, finché ci saranno diciottenni che scrivono canzoni d’amore, il mondo non è ancora andato definitivamente a farsi fottere, oppure sei solo un’idiota mezzo romantico e mezzo fiducioso nei confronti di questa giostra che si chiama “vita”, nella quale c’hanno sbattuti senza chiederci il permesso e senza neanche fornirci il link di un tutorial su come restare in sella fino alla fine. Già, romantico e fiducioso, oppure idiota. Romantico e fiducioso perché ascolti Dorso; idiota perché hai appena perso cinque minuti del tuo tempo a leggere questo articolo. Complimenti. Hai vinto una registrazione casalinga di una scorreggia di Calcutta con arrangiamenti dello Stato Sociale e un featuring di Brunori Sas. Ok, la sto buttando un po’ troppo in caciara, ma il fatto è che sono stanco, ho fame e ho voglia di mangiare qualcosa. Quindi la chiudo qui. Ma se posso darvi un consiglio, chiudete anche voi e ascoltate “Solo”, e quando arrivate ai versi “il sale nelle ferite è meglio di te e delle tue voci impazzite” ripensate a tutti gli amori incasinati che avete vissuto e che, tutto sommato, rivivreste ancora e ancora. E poi riflettete su come un diciottenne sia riuscito a parlare di voi in una canzone: ecco, solo allora, in quel preciso momento, avrete una stima del talento di Dorso.

G.P.

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