Sabato, 16 Dicembre 2017

"I PRIGIONIERI DEL SIRI", DISPONIBILE IL ROMANZO DI ANTONIO CASORIA

"I PRIGIONIERI DEL SIRI", DISPONIBILE IL ROMANZO DI ANTONIO CASORIA

Il romanzo segue la vera storia di Isabella Morra e la sua tragica fine. Come un incubo che divora i sui personaggi, la follia distruttrice degli uomini dilania e distrugge quell’idillio che Diomede, Diego e Isabella volevano costruire. Tutto viene interpretato come un turpe tresca e per questo meritevole di essere messa a tacere

La vita a Favale, odierna Valsinni, piccolo e remoto borgo della Lucania non lontano dal monte Pollino, scandita dal ciclo delle stagioni, vissuta in una natura selvaggia, lontana apparentemente dai turbini della Storia,viene scossa da una serie di avvenimenti che turberanno l’esistenza tranquilla della famiglia Morra, che signoreggia nel villaggio e nelle terre corcostanti.
Le vicende e i destini dei personaggi del romanzo sono ambientate nella metà del Cinquecento e si intrecciano nella rocca e nei paesi che si affacciano sul fiume Siriincontrandosi e confliggendo. Tutto ha inizio con una lettera proveniente dalla Francia e col rientroa Favale del precettore della famiglia Morra, Diomede Brandi,che riprende servizio presso i suoi vecchi padroni dopo anni di peregrinazioni, nascondendo dentro di sé un segreto che custodirà fino alla morte e che rivelerà solo in parte ai pochi affetti. I suoi dubbi sulla fede, sulla morale sono espressione di un’esperienza drammatica vissuta in un periodo storico in cui cominciano a crollare le idee e le certezze del mondo costruito dalle concezioni filosofiche del Rinascimento,in cui si fa sentire ma l’assenza di quella guida sicura dell’animo umano che l’Umanesimo e la fede cattolica avevano tracciato nei decenni precedenti. Diomede è il centro di un dubbio atroce, è incapace di rinunciare alla fede e alle dottrine del tempo ma allo stesso tempo è consapevole che esse non sono più in grado di rispondere ai suoi interrogativi.
Diomede è un uomo schivo, riflessivo e taciturno che porta su di sé la triste esperienza della sconfitta durante la campagna militare del 1528 condotta dai francesi contro l’imperatore Carlo V per la riconquista di Napoli; ciò aggraverà la sua condizione di “diverso”, di corpo estraneo nel castello di Favale.
Accanto alla storia tutta interiore del precettore, si sviluppa la vicenda dei fratelli Morra, con le loro azioni rudi e meschine, espressione di un mondo rozzo e violento tipico di una cultura cavalleresca e virile che all’epoca dei fatti narrati si avviava verso in donchisciottesco declino. La sconfitta militare subita dal padre Giovan Michele al fianco dei francesi, le condizioni precarie del feudo e i continui cambiamenti politici, fanno emergerei limiti e le debolezze del maggiore di essi, Marcantonio, uomo inetto e arrogante incapace di reagine e rispondere alle difficolta immanenti, alle prerogative del Viocerè Toledo e agli sconvolgimenti sociali e culturali di quegli anni. Le sue macchinazioni e la sua meschinità lo porteranno a generare intrighi e inganni per distruggere quelle che lui concepisce come minacce. Saranno soprattutto alcuni delitti macabri e misteriosi avvenuti proprio nel feudo di Favale e per risolvere i quali da Napoli verrà inviato un solerte e ambizioso uomo di legge, che metteranno a dura prova la pazienza del barone Morra, il quale, sempre più sospettoso e paranoico accrescerà il suo astio nei confronti di coloro che non comprende, prima fra tutti sua sorella Isabella.
In questo contesto di degrado culturale e violenza vive come una reclusa, lontana dal mondo e dai piaceri, soffocata della angherie dei fratelli e dalla sua condizione di donna colta e istruita, Isabella Morra. Amante della poesia e della letteratura,è fra i pochi personaggi capaci di sollevarsi dalle bassezze della quotidianità e dai colpi di un destino avverso che la prostrano con l’arma di una apparente rassegnazione che in realtà nasconde la più determinata volontà di superare l’orrore che la circonda. Passa i giorni in attesa di un messaggio del padre, che dalla Francia dove è fuggito in un esilio dorato scrive periodicamente e le promette di portarla via con sé nutrendo in lei illusioni e speranze che a volte le alleviano la vita a Favale, a volte la gettano nello sconforto della disincanto. Fra il mondo e la sua arte Isabella frappone l’impenetrabile muro del silenzio e dell’orgoglio a cui fa eccezione soltanto il suo precettore. La forza di Isabella si staglierà fino alla fine contro la soverchia brutalità della sua famiglia.
All’interno ditali vicende, un giorno, Diomedeconosce per caso un giovane spagnolo, un ex militare al servizio dell’imperatore Carlo V, un uomo dalla multiforme personalità, irascibile e raffinato, atipico esponente dell’inquieta nobiltà guerriera castigliane, costretto a vagare per il Regno di Napoli a causa di alcuni gravi conti in sospesi con la giustizia. Il suo nome è Diego Sandoval de Castro. Discreto poeta, che si diletta a scrivere in italiano, dotato di una lingua sagace, affascina Diomede che decide di far conoscere Isabella allo spagnolo, convinto di allietare l’amica con un uomo capace di capire l’animo e la cultura della giovane. Da quell’incontro nascerà una fitta corrispondenza giocata sul filo di un ambioguo sentimento. La complessità di questo rapporto, che mai si riuscirà a palesare del tutto, seguirà fra mille difficoltà vie clandestine, per evitare che i fratelli, nutriti fin da piccoli al disprezzo per tutto ciò che è spagnolo, possano venire a conoscenza di quell’amore vago, in parte platonico e in parte passionale, fra Isabella e Sandoval.
Il romanzo segue la vera storia di Isabella Morra e la sua tragica fine. Come un incubo che divora i sui personaggi, la follia distruttrice degli uomini dilania e distrugge quell’idillio che Diomede, Diego e Isabella volevano costruire. Tutto viene interpretato come un turpe tresca e per questo meritevole di essere messa a tacere. Ad uno ad uno i protagonisti della vicenda amorosa cadranno sotto i colpi dei Fratelli. Ognuno vittima di un inganno o di un tradimento. Anche se l’uomo che tramerà tutto, Marcantonio, non si sporcherà mai le mani, incapace persino nell’odio di assumersi una responsabilità netta.
Tutte le trame del romanzo non fanno emergere una netta divisione fra personaggi totalmente malvagi. Anche gli uomini di casa Morra mostrano un volto umano nonostante le violente macchinazioni. Tutti in fondo perdono. È nella rinuncia alla vera conoscenza di sé che trova spazio la sconfitta, è nella paura di essere sé stesso che tutti perdono. Isabella morirà nel rimorso della rinuncia ad essersi abbandonata all’amore, Diomede nell’aver rinunciato ai suoi studi, Sandovalperirà da guerriero vittima del suo orgoglio, della sua idea cavalleresca della vita, superficiale e cieca, incapace di vedere nella donna da amare qualcosa di diverso da un semplice orpello destinato alla soddisfazione del proprio narcisismo. Isabella, il precettore e Diego si fanno portatori di una coscienza che fallisce e si disillude. Inoltre i moti della personalità, l’introspezione, il tema della libertà dell’uomo cercano il loro spazio nei diversi personaggi ma vengono schiacciati dalla violenza. I fratelli invece rimangono sconfitti perché hanno un approccio autodistruttivo al mondo accecati dall’odio verso tutto ciò che non comprendono; ma nonostante tutto saranno loro a continuare a vivere e trovare un ruolo nel mondo dopo la consumazione della tragedia.
Parallela alle storie di Diomede, Isabella, Marcantonio e Sandoval, si sviluppa come percosro sotterraneo e contrappunto oscuro, la storia di Fabio Morra, una trovatella e un vecchio negromante. Il turpe desiderio carnale per quella ragazza, legata inscindibilmente al suo protettore, e un’orrenda malattia costringono Fabio a frequentare il mondo tenebroso della stregoneria e delle arti magiche. Fabio Morra si sentirà a tal punto legato a questi due personaggi da perdere il senno. Ma sarà Marcantonio, il suo fratello maggiore a salvarlo, per evitare che le oscenità del suo congiunto coinvolgano in uno scandalo irreparabile la famiglia. Le arti oscure praticate dal negromante, si riveleranno connesse ai delitti e svolgeranno un ruolo primario nell’irruzione della superstizione nel mondo apollineo di cui Isabella, Diomede e Sandoval sono i portatori e sarà proprio da questo intreccio che la tragedia trarrà alimento. Favale sarà dunque il punto di scontro fra diversi livelli di rappresentazione dell’immaginario della coscienza: la superstizione, la fede, la ragione, l’amore e la poesia.
Il romanzo cerca di restituire nel modo più dettagliato possibile un affresco storico e corale degli anni che vanno dal 1543 al 1546 e spazia dalla guerra alla cultura di anni travagliati e intensi di una parte d’Italia apparentemente dimenticata ma che proprio in quel tempo venivapercorsa da grandi cambiamenti politici, culturali, sociali, che la costringevano a vivere il travaglio della coscienza collettiva drammaticamente tesa fra superstizione, religione, ricerca di sé, del linguaggio della natura e desiderio di affermare la propria liberà. I clamori della grande Storia si riverberano anche in quella porzione di mondo descritta nel libro.A fare da sfondo una Basilicata sospesa fra la miseria, l’isolamento la selvatichezza, la superstizione e i gli ultimi tenui bagliori del Rinascimento ormai al suo epilogo, dove sono le passioni di uomini e donne che cercano chi nell’amore, chi nel sapere e nella filosofia, chi nelle doti militari, la propria identità.
Il libro segue fedelmente lo svolgersi dei fatti legati alla vicenda realmente accaduta della poetessa Isabella Morra. Anche i personaggi, ove sono presenti testimonianze storiche, sono rappresentati in modo da conservare la realtà storica. La fantasia dell’autore si è limitata alla creazione di intrecci e personaggi verosimili e si è insinuata nel cono d’ombra della documentazione mancante al fine di approfondire ed indagare la realtà oscura dell’animo dei protagonisti, affiancandosi a ciò che la storia ci ha tramandato, accompagnandola dove la lacunosità delle fonti e l’ignoranza dell’autore impediscono di discernere il vero dalla leggenda.

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