Mercoledì, 22 Novembre 2017

La storia sconosciuta della festa di Halloween

La storia sconosciuta della festa di Halloween Featured

Riflessioni storico-sociologiche su un appuntamento tanto amato quanto odiato

Ormai, nell’eterna, patologica fanciullezza del nostro mondo occidentale che ha dimenticato il bisogno e cerca di cancellare persino il passare degli anni (che nessuno vuole chiamare più vecchiaia), nella nostra esperienza comune c’è il vedersi attorniati, tra il 31 ottobre ed il 1° novembre, da torme di bambini, adolescenti, giovani donne e uomini e
anche qualche adulto che, con ritornello stucchevole ed un po’ cretino fermano tutti o bussano alle porte chiedendo: “Dolcetto o scherzetto”? Non mi addentro sul completo e preoccupante disinteresse culturale relativo alla
festa e alle sue origini che, nella stragrande maggioranza dei casi, caratterizza i fedelissimi di questo appuntamento carnevalesco di mezzo autunno; né mi soffermerò sulle interessanti
riflessioni religiose (a metà strada tra l’esorcistico ed il teologico) che molti esperti regolarmente condividono dalle colonne dei giornali e dalle pagine di Internet con migliaia
di genitori, giovani ed adulti interessati alla cosa. Non farò questo. Io cerco, nel mio piccolo, di fare ricerca storica, nel tempo che mi rimane tra i miei impegni professionali, familiari e personali, e quindi oggi, ai miei affezionati lettori,
regalerò una piccola chicca che credo piacerà loro moltissimo. L’origine di questa festa celtica sta nel fatto che, per quella cultura affascinante e scomparsa, l’anno si divideva in una metà più luminosa ed un’altra più buia: il passaggio
tra le due metà avveniva proprio tra il 31 ottobre ed il 1 novembre. La festa celtica era detta Samhain perché iniziava l’Oiche Shamnha (il 31 ottobre) e terminava alle prime luci dell’alba di La Na Marbh, il giorno dopo ed in quella notte di spiriti inquieti ci si vestiva in maniera piuttosto originale e fantasmagorica per tenere
lontane da sé presenza che potevano essere inquietanti. Questa è la storia, quella lontana, quella che a volte non finisce nemmeno nei manuali scolastici e nei saggi perché, in fondo, non frega a nessuno (tranne che a me).
Di quei riti lontanissimi e primitivi, di quel mondo aurorale di pensiero e ragione non rimane che l’estenuazione di una festa che, come tante altre cose, compreso il Natale,
ahimé, spesso è solo la scusa o l’appuntamento per promozioni, sconti, offerte e frenesie commerciali. Rimane intorno a noi da una parte l’ingenua allegria simil-carnascialesca dei tanti
bimbi vestiti da mostri, streghe e stregoni e l’idiozia galoppante di cinquantenni allo sbaraglio che ancora credono di poter volare su una scopa che invece, più probabilmente, li
aspetta a casa tra le mani arrabbiate di una moglie stanca di sopportare oltre a quelli adolescenti, anche un altro figlio però coi capelli bianchi.

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