Mercoledì, 22 Novembre 2017

Amministrative Policoro 2017: il Glossario semiserio

Amministrative Policoro 2017: il Glossario semiserio Featured

La ricordiamo così la "campagna elettorale di Policoro" appena conclusa. Il nuovo sindaco è Enrico Mascia. Il "Glossario semiserio" vede per questa volta la partecipazione del cantautore Giuliano Petrigliano che ha gentilmente risposto all'invito di offrire la sua creatività per la realizzazione di questo pezzo che - si spera - strapperà un sorriso e anche qualche piccola "incazzatura". Buona lettura. 

A: come "ansiolitico". Una volta l'ex sindaco Rocco Leone, nel corso di un consiglio comunale piuttosto acceso, invitò le minoranze agguerrite ad assumerne. Ma la sua campagna elettorale è stata, per usare un eufemismo, un tantino “agitata”: il sillogismo è tratto.

B: come "busto". Quello di Totò che Mascia ha portato sul palco in uno dei primi comizi. Per chi non conoscesse i fatti, l'ammiraglio è stato accusato di avere ideologie destrorse, e addirittura di possedere, in casa propria, un busto di Mussolini. Così, per smentire i suoi detrattori, si è presentato alla folla con un busto del grande attore napoletano dicendo: "Io a casa di busti ho solo questo". E tutti noi speriamo davvero che sia così, perché ammiraglio va bene, ma fascio no.

C: come Colletta, la candidata del Movimento 5 Stelle. Diciamocelo: entrare nel cuore dei cittadini non le è riuscito granché bene. A testimoniarlo, l'abissale distacco di preferenze dal terzetto di testa Mascia-Leone-DiPierri. A noi piace ricordarla nella sua veste profetica, quando, nell'ultimo comizio, dichiarò: "Io mi guardo intorno e non la riconosco, Policoro". Il sentimento, a quanto pare, è stato reciproco.

D: come l'appena citato Di Pierri. "O capitano, mio capitano". Per quello che vale un endorsement postumo: è stato superlativo, almeno nello stile. Campagna elettorale di profilo altissimo, pungente e intelligente. Strategia di comunicazione “integrata”: un colpo alla testa, uno alla pancia e l’altro al cuore degli elettori. Migliorabile il suo pensiero su “agricoltura” e “comprensorio”. L’agricoltura del Metapontino è molto avanzata, pertanto è necessaria una riflessione più ampia e meglio sintonizzata al mercato. Quanto al secondo punto, Policoro è già “capitale” del comprensorio, è inutile ripeterlo fino allo sfinimento. Si rischia di essere pretenziosi e “simpatici” come quelli che telefonano ai cronisti perché vogliono che davanti alla qualifica professionale venga scritto anche “dott.”. Via le tautologie.

E: come "elefanti". Quelli di Pirro. Che da queste parti tutti citano almeno una volta alla settimana, forse perché è l'unico evento storico avvenuto in zona che conoscono.

È: come "è domato". Il soggetto è "il leone". Nel claim del sindaco uscente c’era la "è", seguita da "onesto, leale e sincero". L'indicativo, che è il modo della certezza, va usato con parsimonia in campagna elettorale. Potrebbe risultare "pretenziosetto". Purtroppo - per Leone - così è stato.

F: come "fioretto", ovvero la similitudine invocata da Rocco Leone come strumento di confronto. Detto da lui, che è un uomo dai modi a dir poco bruschi e sanguigni, è un po' come immaginare Vanna Marchi che durante le sue televendite saluta i telespettatori sulle note della struggente e meravigliosa Halleluja interpretata da Jeff Bukley... Capito, non c'entra una mazza.

G: come Giuliano Petrigliano e Gianluca Pizzolla che stanno scrivendo questo articolo. Perdonateci, ma con la "g" non ci veniva in mente nient'altro.

H: come "haters". Già, quegli haters che mai come in questa campagna elettorale sono stati sguinzagliati su Facebook per distruggere, demolire e massacrare i malcapitati. Vittime predilette: gli addetti ai lavori dell’informazione, ai quali sono state rivolte accuse fantomatiche e pretestuose. L’odio è un sentimento orribile e non fa consenso. Per fortuna.

I: come "intanto il sindaco che fa?". La frase, capolavoro di qualunquismo che il cittadino medio pronuncia con una media impressionante di diciotto volte in un'ora, resta la frase più democratica del mondo: fino a ieri se l'era sorbita Leone, da domani tocca a Mascia. Se non è par condicio questa...

J: come JonicaTv, blog di Paride Rinaldi già da tempo non troppo velatamente schierato dalla parte di Di Pierri. Il bello è che il buon Paride si stupisce pure se all'incontro all'americana organizzato da lui, a inizio campagna elettorale, due candidati su quattro lo bidonano subito, il terzo abbandona il tavolo, e ne rimane solo uno disponibile al confronto. Guarda caso, Di Pierri.
J (bis): La notizia non è certa, ma considerato il contesto “semiserio” pare che dal quartier generale di Jonica Tv a qualcuno sia sfuggita una rievocazione di “Benignana” memoria: “Per cinque anni abbiamo preso in giro la maggioranza, ora per par condicio per i prossimi cinque anni prenderemo in giro l’opposizione”.

K: come Kung Fu Panda. Non per togliere merito a quelle menti geniali e malate di Lista Cinica, abili a scovare il ridicolo che si annida nei meandri della dialettica elettorale, ma in città è stato avvistato anche Kung Fu Panda (vedere immagine), che in quanto a ridicolo non è secondo a nessuno. (Si scherza e si fa ironia. Haters di ogni ordine e grado, state buoni con quelle tastiere!).

L: come Leone. Parliamo ora di Rocco come unità. Ha venduto carissima la pelle, riuscendo, da solo, a tenere testa ai suoi avversari che si sono coalizzati tra loro. Rocco è forte, anche se stavolta ha perso. Ma è forte, punto. Il suo errore è stato la comunicazione: si è presentato come aspirante sindaco, quando invece avrebbe dovuto far valere di più i cinque anni appena trascorsi. Meno urla e più consapevolezza del lavoro svolto in cinque anni, ecco, forse avrebbe dovuto trasmettere questo.

M: come Mascia. Un gentiluomo prestato alla politica. Almeno questa è l'immagine che pare voglia dare di sé. In realtà i dubbi sulle sue capacità politiche ci sono. Emblematica la sua prima intervista, in cui annunciò la sua candidatura, dove dichiarava di essere appena andato in pensione e di avere quindi molto tempo libero. Ok che a casa ci si annoia, caro Mascia, ma fare il sindaco dovrebbe essere qualcosa di più di un semplice hobby per pensionati. Vedremo cosa sarà in grado di fare. Per il momento, possiamo dire due parole circa lo stile con cui ha affrontato la battaglia elettorale. Ha mostrato qualche discreta dote da federatore, tenendo unita la sua coalizione. Per i primi due giorni. Poi la controversa scelta di interloquire con Di Pierri. C'è chi parla di umiltà e intelligenza, e chi di inciucio da becera e vetusta politica. Non sta a noi giudicare. In ogni caso, ora comincia per lui e per la sua squadra la parte più difficile: amministrare. Auguri a loro. Ma pure a noi.

N: come "non ci credo, ma davvero si è candidato pure Tizio?". Questo è uno degli aspetti lampanti delle amministrative: si candida davvero chiunque, dai soggetti di riconosciuta dubbia moralità (tacciano gli ipocriti che vogliono metterlo in dubbio) a quelli che sembra vengano candidati per fare numero e si trovano lì praticamente per caso. La tristezza.

O: come "onnipresenza". Quella dei santini elettorali, che in periodi come questo ci ritroviamo nella cassetta della posta, sotto i tergicristalli della macchina, infilati nelle nostre tasche a tradimento, a momenti perfino tra i capelli. Quando starnutiamo, nel fazzoletto troviamo del muco e uno slogan elettorale. E spesso risulta arduo distinguere l'uno dall'altro.

P: come "pasticcio". E per pasticcio intendiamo "l'operazione Vinci", ovvero un accordo fra Leone e l'avvocato Filippo Vinci in base al quale, in caso di riconferma di Rocco, l'avvocato sarebbe stato nominato vicesindaco. Il pasticcio consiste nel fatto che l'accordo viene annunciato al mondo con una foto che ritrae i due, freschi d'intesa, nell'ufficio di Leone, in municipio. Già, la casa comunale, che è un luogo in cui si amministra e non si fa politica... Ed ecco che lo scivolone è servito.
Inoltre, ci permettiamo una considerazione da osservatori: Vinci è uno che ha una personalità sanguigna, almeno quanto quella di Leone. Ecco perché la sua figura a sostegno dello stesso non era sembrata convincente... Insomma, è un po’ come, rifacendoci ad una metafora calcistica, chiedere a due top player di convivere nello stesso reparto. Non sempre funziona. Anzi, quasi mai.

Q: come "quoziente intellettivo di tre quarti dell'intero gruppo di candidati". Basso.

R: come Rocco. Non Leone, ma Siffredi, che all'indomani del primo turno era ospite in una discoteca della città. Forse che gli dèi hanno voluto suggerirci che dove c'è la politica c'è sempre qualcuno pronto a mettercelo in quel posto? (Ok, questa battuta era facilotta ma era impossibile non farla).

S: come "sms". Quello di Berlusconi che consigliava agli elettori di votare Leone, candidato di Forza Italia. Il Silvietto Nazionale non è nuovo a operazioni del genere, e resta un mistero ai limiti della violazione della privacy il motivo per cui sia l'unico politico che ogni tanto si permette di usare i nostri numeri di telefono a proprio piacimento. Nel caso particolare, immaginiamo che il vecchio volpone di Arcore si sia rivelato sensibile al fascino di qualche pulzella policorese candidata, e quindi l'sms era un modo come un altro per provarci. Immortale.

T: come "Trumpismo". Ad imitare la strategia comunicativa del presidente americano, lo scorso anno c'aveva provato a Scanzano un giovane e ruspante tycoon della zootecnia locale, con la voglia sfrenata e spericolata di far politica. Per chi non lo sapesse, ci riferiamo al Kung Fu Panda precedentemente citato, appoggiato politicamente e moralmente da Leone. La "rabbia" usata come unico argomento di conversazione, però, non fa voti, e fa male alla civiltà. Speriamo di non vederne più nelle prossime campagne elettorali del Metapontino, dove c'è bisogno di idee, coerenza e coraggio. E non di piccoli Trump dei poveri.

U: come "Ufficiale e gentiluomo". "Basilicata terra di cinema", recita uno slogan. E sui palchi non sono mancate le citazioni più o meno beffarde. Dal Di Pierri versione professore de "L'attimo fuggente" a certi frangenti esasperati dei monologhi di Leone in stile "Un giorno di ordinaria follia". Fatto sta che Policoro ama le commedie romantiche: al Jules di Pulp Fiction, la città ha preferito un Mascia ammiraglio alla Richard Gere. Boh, sarà stato il fascino della divisa...

V: come "veramente le elezioni sono finite?!?". Sì, per fortuna sì.

W: come "wow, ma davvero ci state dicendo che le elezioni sono finite?!?". Lo sappiamo, sembra troppo bello per essere vero, ma sì, sono davvero finite. Contenti?

X: come XXX. Ovvero la pornografia. Quella mediatica. Quella social. Oggi affrontare una tornata elettorale significa anche questo: fare i conti con l'uso spropositato e spericolato di Facebook, uno strumento che se messo a disposizione dell'ignoranza, del cittadino medio e del candidato inetto, può trasformarsi in qualcosa dall'effetto devastante. Allora ecco le polemiche sterili degli elettori che passano il tempo non più solo nei bar ma sulle tastiere degli smartphone, e le grandissime e autocelebrative pippe a due mani degli oltre 230 candidati, a delineare un quadro a dir poco raccapricciante. Benvenuti in questo grande circo a cielo aperto di cui forse neanche Fellini avrebbe saputo rappresentare le note grottesche. Pornografia, signori. Quella mediatica. Quella social.

Y: come "yeeeh, le elezioni sono proprio finite!!!". Scusate, ma non riusciamo proprio a tenere a bada l'entusiasmo.

Z: come zootecnia. In campagna elettorale qualcuno ha provato a infilarla come punto programmatico, nello specifico l’attuale sindaco Mascia. Leone non ha esitato, giustamente, a osservare che sarebbe incompatibile con lo sviluppo turistico che la città di Policoro – questo sia chiaro a tutti – ha già avviato da almeno un ventennio. Pertanto, merito agli imprenditori turistici che a Policoro hanno investito potendo contare su un patrimonio infrastrutturale di tutto rispetto: le quattro corsie di Via Lido che portano al mare, e il lungomare bellissimo che caratterizza Policoro (sempre da un ventennio almeno).

Proprio sul lungomare bisognerebbe poi aprire un capitolo a parte, fra l'amministrazione uscente che ne rivendica con orgoglio la valorizzazione, e gli avversari che, insieme a buona parte della cittadinanza, di valorizzato ci trovano ben poco. Ma, per la miseria, siamo a fine giugno, ci sono quasi quaranta gradi e siamo sopravvissuti alle elezioni: non vi sembrano degli ottimi motivi per chiuderla qui e andarcene tutti quanti al mare?

 

Gianluca Pizzolla

Giuliano Petrigliano

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