Mercoledì, 23 Agosto 2017

Le vittime di Sebastopoli. Lo strascico della guerra di Crimea del 2014

Le vittime di Sebastopoli. Lo strascico della guerra di Crimea del 2014 Featured

Per molti paesi, e per molti governanti, iniziare una guerra è soltanto un annuncio in televisione: ma per chi deve partire in armi per il fronte le cose sono un po’ diverse.

Molti di voi ricorderanno una guerra recente, non lontana dalla florida Europa delle banche e degli affari, ma sanguinosa come tutte le guerre che siamo stati abituati a studiare sui libri di storia: mi riferisco alla guerra di Crimea del 2014.
Con Putin protagonista da un lato ed un paese mal governato da Janukovic dall’altro, la guerra ha occupato i tavoli della diplomazia e le pagine dei giornali di tutto il mondo tra la fine dell’inverno e la primavera del 2014.
Tutti noi sappiamo come è finita: la Crimea è ora una repubblica afferente alla Federazione Russa, ritornando, secondo i nostalgici, in quell’alveo materno a cui da sempre era appartenuta.
Questa è la facciata formale, burocratica della guerra. Ma ce n’è un’altra meno conosciuta: quella dei reduci.
E sì: perché, per quanto breve, la guerra è stata combattuta come se non ci fosse un domani, e si è sparato per uccidere, non per spaventare.
Di questa carneficina hanno pagato un grosso scotto tanti reduci che sono costretti oggi, a due anni dalla fine del conflitto, a vivere in un letto o su una sedia a rotelle, senza gambe e braccia oppure con gravissime sindromi da stress post-traumatico (PTSD) che richiedono l’uso di massicce dosi di tranquillanti solo per vivere normalmente.
Questi sono gli ultimi reduci dell’ultima guerra europea: mi pare chiaro che, dalla storia, proprio non abbiamo imparato niente.

Raffaele Pinto

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