Domenica, 28 Maggio 2017

Tursi, Carnevale alla riscoperta delle tradizionali maschere "Carnuuer" e "Curemm"

Tursi, Carnevale alla riscoperta delle tradizionali maschere "Carnuuer" e "Curemm" Featured

 

Paese che vai carnevale che trovi. Fantasia e creatività per ironizzare e sorridere sono d’obbligo per questo periodo. Per chi dovesse trovarsi a Tursi, passeggiando in paese resterà piacevolmente sorpreso da strane coppie di fantocci sistemati davanti a bar e negozi, realizzati con abiti dismessi ed altri materiali sopravvissuti all’uso quotidiano ed abbandonati.

Le due maschere rappresentano Carnevale (Carnuuer), un omone “agnus” dedito all’ozio ed al bere e la moglie Quaresima (Curemm), una donna tutta pelle ed ossa dal volto scarno ed affilato, cenciosa e vestita di nero, già vecchia per le troppe sofferenze che trascorre il giorno dentro casa insieme ai figli che possono consumare solo “fich’sicc, pupacc cruske, cipull’ arrestut e aring saet” (fichi sechi, peperoni, cipolle arrostite, aringhe salate) per essere poi costretta a girare per i locali del paese alla ricerca del proprio consorte, dedito all’ozio e al bere.

La missione lanciata da Rabite Bus di far ritornare la tradizione del Carnuuer’ a Tursi si è decisamente compiuta, la comunità tursitana si è impegnata moltissimo e sono stati realizzati circa 54 “Carnuuer’” che sono dislocati nei diversi quartieri.

“Abbiamo voluto riproporre questo quadro popolare del carnevale tursitano – spiega Carmela Rabite, animatrice di questa iniziativa - andando a ripescare nella tradizione locale, a distanza di oltre mezzo secolo, per evitare che anche questo lontano ricordo andasse affievolendosi ulteriormente sino a scomparire. C’è da aggiungere che questa semplice rappresentazione esisteva a Tursi e non in altri paesi dell’area”.

Rosa Francolino, un’anziana tursitana, è la memoria storica di questa tradizione , il cui ultimo ricordo risale alla sua infanzia e quindi alla seconda metà degli anni Quaranta. La ragione di realizzare un fantoccio di propria fantasia potrebbe essere quella che, a quei tempi, i personaggi pubblici non potevano essere oggetto di ironia, quindi non rappresentabili con maschere carnevalesche.

Naturalmente l’iniziativa ha fatto sì che la comunità ha collaborato insieme per il raggiungimento di questo scopo comune, in particolare modo Rabite Bus vuole ringraziare il gruppo speciale con Maria Fracasso, Patrizia D’Alessandro, Rosa Orlando, Rossana Torinese e Moira Albergo.

 

 

 

 

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