Martedì, 21 Novembre 2017

Racconti dal Frecciarossa. Vendo la Polo e vado in Germania. Storie di disoccupazione.. a lieto fine.

Racconti dal Frecciarossa. Vendo la Polo e vado in Germania. Storie di disoccupazione.. a lieto fine. Featured

“Ho venduto tutto, compresa la macchina. Ero stanco: stanco di chiedere la dieci euro la sera per la benzina, per portare la ragazza fuori, per la pizza con gli amici. Volevo rendermi autonomo e non chiedere più niente”.

Così, un bel giorno, Umberto - meccanico, fac totum, ragazzo “dai capelli bianco-maturità” - vende tutto: finanche la sua amata Polo. Il tempo di metter da parte qualche spicciolo e di caricare qualche insaccato in valigia e parte. Parte e va in Germania, dove spera di realizzare il “sogno italiano”.

Frecciarossa Bologna – Taranto, quello nuovo, fiammante, quello delle 7 svizzerissime ore da cui non ci si prescinde, quelle che ti strizzano quasi l'occhio all'aereo. L'aereo - bella storia - quello che ti in due h di volo ti seduce per poi abbandonare, te e i 20 kg di bagaglio a mano, a Bari, tra bar chiusi e disperazione di infrastrutture inesistenti.

A bordo famiglie, studenti, storie. Come quella di Umberto, 24 anni, scappato da un anno ormai in Germania da Pulsano (Ta) nella terra di Germania.

Gliene parlavano come la terra del lavoro certo e dell'impegno, della serietà e dei contratti stabili. Parte. Lo ospitano gli amici – gli assicurano – salvo poi, dopo qualche giorno, applicare la bella storiella del pesce che dopo tre giorni puzza. Così Umberto si trova da un giorno all'altro barbone nella stazione di Monaco, con pochi, lesinati soldi che da carta divenivano metallo sempre più raro e da tetti che da spiovente venivano proprio a mancare.

Ma lui non demorde, in forza dei suoi vent'anni, in forza di un orgoglio meridionale da far svettare, sempre e comunque, e un giorno come tanti, in quella stazione divenuta albergo, incontra Paolo, ristoratore italiano ormai a Monaco da anni ed anni.

“Sai fare le pizze?”, fatidica domanda nonché parametro numero uno: per essere vero italiano all'estero, le pizze, devi saperle fare. “Capirai bene – mi racconta Umberto – che dalla chiave inglese passavo al forno elettrico e... alla pizza al tegamino. A casa non mi ero mai fatto nemmeno un uovo fritto! E non sai quante ustioni, con quel benedetto tegamino! Ma lì, in Germania, la pizza si mangia così e mi sono dovuto adeguare”.

“Il lavoro mi piaceva e loro (i titolari, ndr) mi trattavano pure bene, ma quella non era la mia strada. Così – continua Umberto - imparo la lingua, frequentando corsi serali aperti agli emigrati con salario minimo (in Germania si può!) e mi trovo pure la ragazza”.

Taranto – stazione di Taranto – Umberto scende. Sta facendo una sorpresa alla famiglia, giù a Pulsano. Scende, il dieci di gennaio, da meccanico, scende da stipendiato di una nota azienda di ricambi automobilistici. Scende e torna in Puglia a raccontare ai suoi che da oggi li porta lui, finalmente, in pizzeria.

Alba Gallo

Read 1239 times Last modified on Sabato, 21 Gennaio 2017 11:49
Rate this item
(0 votes)