Mercoledì, 20 Giugno 2018

Miseria e povertà

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Le rivoluzioni incompiute

Ogni mattina un giovane architetto si sveglia e confessa a un giornale nazionale di guadagnare quanto  un cameriere.
Ogni mattina, un giovane avvocato si alza e scrive a un quotidiano nazionale che vorrebbe guadagnare quanto quel cameriere. Ogni mattina un giornalista/stagista si alza e sa che dovrà impaginare le storie dell'architetto e dell'avvocato  nonostante tutto; perché all'inizio - e anche dopo - per i cronisti non ci sono soldi: "devi farti conoscere" (anche quando poi in realtà ti conoscono). Ogni mattina un cameriere, nella migliore delle ipotesi pagato con voucher, si alza e apprende  di essere il paradigma della miseria (sic!).

Ogni anno, un giorno all'anno, viene ricordato che la Basilicata è la regione più povera d'Italia. E che i giovani se la passano peggio degli esodati.  Ma ci sono gli anestetici per il resto dei 364 giorni: le pensioni dei nonni e quelle dei genitori, c'è mammà e l'indennità di disoccupazione.  E c'è - non proprio in un'isola lontana – sullo sfondo una rivoluzione incompiuta, quella fondiaria. Terreni abbandonati, ettari e ettari a riposo, case coloniche cadenti, immobili formalmente pubblici ma di fatto di nessuno.

E poi ci sono movimenti confusi, partiti morenti, processi decisionali vischiosi, regole che andrebbero stravolte e sogni chiusi nei cassetti. E questa è povertà. Di idee.
A te, che vivi nella terra dell'Ente di Riforma, non ti importi di essere un giovane, un cameriere, un architetto, un avvocato, un giornalista o un esodato, comincia a usare quella terra abbandonata, segno di quella rivoluzione che ha funzionato solo a metà. E se te la negano invoca lo stato di necessità perché la Repubblica è fondata sul lavoro.

Gianluca Pizzolla

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