Giovedì, 23 Novembre 2017

Antichi mestieri. Michele, l’ultimo dei pescatori

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“Sono Michele, ho 54 anni e faccio il pescatore da …. da così tanto che non ricordo l’inizio”. È così che inizia la storia di Michele.

Michele, pescatore a Maratea; Michele, pescatore di Maratea, uno dei pochi, uno degli ultimi a custodire ancora i segreti di questo antico mestiere, a conoscere ancora i nomi per chiamare le cose. Uno degli ultimi a ripercorrere i sentieri e le rotte già battute da Enotri, Fenici, Greci e Romani, uno dei primi ad incontrar la notte senza sapere cosa sia giorno.

Sa di veglie prima che lo stesso sole s’accenda, prima che il mondo rimandi per l’ennesima volta, assonnato, la sveglia. Sa che, alle quattro del mattino, di poesia, ce n’è davvero poca specie se le onde le “calpesti” ogni santo giorno. Ma che impagabile è sentirsi padrone del mare, quando il mondo sta ancora mettendo le ciabatte.

“La mia giornata inizia alle 4:30 del mattino quando con il mio gozzo vado in mare. Tiro (rigorosamente a mano e senza aiuti) le reti, così come faceva mio padre e suo padre prima di lui. E torno al porto, dove già mi aspettano clienti e tanti “curiosi”. Poi nel tardo pomeriggio torno in mare per calare le reti, che restano in acqua fino al mattino successivo”.

Nessun cartellino da timbrare, niente orologi fondo bianco e numeri neri a scandire il tempo della routine, dell’ufficio e della pausa caffè. Solo pareti che sono aria e cielo ed intorno un sottofondo che è sciabordio di onde e andirivieni di gabbiani. Niente lancette, nessuno corre. Te ne accorgi dai toni del cielo quando è ora di tornare a riva; dall’altezza del sole, quando è il momento di andare.

Michele, cos’è il mare? “E’ il mio “posto di lavoro”, la mia più grande passione. E la solitudine è la parte migliore del lavoro. Mi piace dire sempre: “Il mare è di tutti ma non per tutti”, anche se vivere di sola pesca oggi è impossibile”.

La tua vita senza onde: riusciresti a star senza? “No, sarebbe impossibile vivere senza. Un po’ come chiedere ad una giornalista di vivere senza penna” (non fa una piega, ndr).

E se gli chiedi dei valori, quelli che il suo mestiere gli ha trasmesso, ti dirà: “Sacrificio, rispetto del mare e della natura, ma soprattutto il fare della propria passione il proprio lavoro: ecco cosa insegnerei a miei nipoti”.

Il tempo scorre. Ed è tempo, per Michele, di gettare ancora una volta le reti nel suo mare. E noi lo lasciamo andare ad incontrare nuove albe e ad ascoltare quel che della fine del giorno hanno da raccontare i tramonti.

Alba Gallo

Read 5878 times Last modified on Sabato, 06 Agosto 2016 01:01
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