Martedì, 28 Marzo 2017

Mollo tutto e vado a coltivare lo zafferano, a Matera. Storia di Brunella e dell’oro giallo della Murgia. Featured

Il naturale sbocco, quarant’anni fa, per chi si laureava era un posto fisso, quello fatto di una scrivania e possibilmente del ragionier Filini come compagno di banco. Oggi naturale è lo sbocco, per chi si laurea (ma anche no), in una cosa chiamata “start up”, che non si beve ma costa quanto un Pampero riserva del 1400 in pratica. Breve storia dei Psr, dell’imprenditoria giovanile e del lavoro… ai tempi dell’indeterminato (senza l’articolo 18). Breve storia del lavoro, di quello che oggi si crea, (a volte) ci distrugge e (spesso e volentieri) ci/si trasforma. 

Il caso di Brunella è quello di una ragazza con una laurea in Economia che dopo un decennio passato a cambiare binari, un bel giorno decide, osa, prova a coltivare zafferano, a Matera. E ce la fa, reinventandosi l’orecchietta con le rape e tingendola di giallo, per esempio.

“Ho una laurea in Economia e Gestione delle Imprese e attualmente collaboro con i miei familiari alla gestione di un’azienda agricola di 40 ettari, storicamente a vocazione olivicola-olearia e cerealicola a pochi chilometri dalla città. E la mia idea è quella di introdurre delle innovazioni, sia colturali che tecnico-produttive, rendendola più competitiva”.

Perché lo zafferano? “Ho pensato allo zafferano perché è una pianta comune a tutta l’area del Mediterraneo agricolo e mi sembrava avere ottime possibilità di attecchire. Cresce, inoltre, in maniera del tutto spontanea nell’area della Murgia lucana e pugliese, dove la presenza della pianta indica un probabile uso della spezia nel nostro passato, andato perduto col tempo dato il dispendio di tempo ed energia richiesto per la sua produzione. Non nascondo anche la motivazione venale della mia scelta, ovvero l’alto prezzo di vendita di questo prodotto (giustificato però dal lungo e meticoloso lavoro totalmente manuale che necessita )”.

Lo “zafferaneto” di Brunella occupa circa 1000 mq ed è associato ad un’azienda agricola, quella dellla sua famiglia, perché la produzione è ancora limitata, sperimentale, dalla portata e quantità ancora incapaci di garantire una certa stabilità economica. L’obiettivo/sfida di Brunella? Creare lo “Zafferano di Matera” quale eccellenza gastronomica locale.

Ma, Brunella, c’è più il rischio che i Milanesi lo comprino da te, lo zafferano, o che le mamme materane convertano le orecchiette in risotto? “L’idea non è tanto quella di introdurre piatti nuovi nella cucina materana che fanno uso di questa spezia, quanto piuttosto quella di introdurre la spezia nei piatti tipici locali come una variante di gusto interessante, originale, sofisticata, capace di modificare piacevolmente sapori che riteniamo familiarissimi”.

E soprattutto, la domanda sorge spontanea: com’è che si coltiverà mai lo zafferano? 1. Piantalo: i “crochi” andranno “sepolti” tra metà agosto e metà settembre; 2. Fallo fiorire: intorno al 20 ottobre circa cominciano a fare capolino i primi fiori, da raccogliere al mattino, prima che si schiudano completamente e che gli stimmi vengano colpiti dai raggi del sole. 3. Raccoglilo: si recuperano gli stimmi, si essiccano in un fornetto o macchina essiccatrice e… si fanno affondare in acqua bollente per diventare eventuale risotto.

 

 

Bene, se nel frattempo vi è venuta fame, questo era l’obiettivo. Per tutto il resto e molto altro (ricette comprese), i riferimenti li trovate sulla pagina Fb, “Zafferano di Matera” () o all’indirizzo web. E buon appetito!

Alba Gallo

Read 1875 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 10:51
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