Mercoledì, 23 Agosto 2017

Tra Calabria e Thailandia, Yari Sacco racconta l'arte della fotografia Featured

 

Nell'era del digitale e dell'Hig-tech, in un'epoca dove tutto sembra muoversi con incessante frenesia, quando il passato pare essere solo un ingombrante ricordo, cosa ne è di tutte quelle tradizioni che per secoli hanno fatto parte del nostro retaggio culturale? E soprattutto, c'è ancora spazio per chi, nel 2016, è determinato a vivere di arte?

 

Ne parliamo con Yari Sacco, 29 anni, artista e fotografo calabrese con all'attivo migliaia di scatti e numerosi lavori e che, nonostante la giovane età, ha già riscosso ampi consensi sia da parte del pubblico che dagli addetti ai lavori.

 

-Yari, un nome particolare e che per certi versi camuffa le sue origini meridionali non trova?

Penso che in parte, l'avere un nome poco comune, contraddistingua, anzi, penso che per certi versi aiuti anche ad essere ricordato.

 

-Come è nata la sua passione per la fotografia?

Ho scoperto la fotografia mentre studiavo all'Accademia delle belle arti; inizialmente mi dedicavo soprattutto alla pittura, poi, anche grazie a degli appunti di mio padre, ho cominciato ad appassionarmi a questa forma d'arte.

 

-Quale pensa sia la principale differenza tra fotografia e pittura?

Entrambe creano un'immagine; la differenza sostanziale, però, sta nel processo sia creativo che tecnico: la pittura prende molto più tempo, è molto più riflessiva, quasi una sorta di mantra.

La fotografia invece è più istantanea anche se, di base, il processo che precede lo scatto è molto più meditato. La stessa fotografia è quasi come un quadro: ogni elemento deve avere una sua ragione d'essere e non bisogna lasciare mai nulla al caso, altrimenti, si rischia di creare immagini banali e che non comunicano niente.

 

-Pensa che la fotografia sia una qualità innata o è un'arte che è possibile apprendere?

Credo che sia un'arte che è possibile apprendere solo se si è portati.

 

-Quali sono le sostanziali differenze tra i fotografi che creano arte e quelli da rotocalco?

Sicuramente l'occhio; la fotografia artistica parla e guarda più in profondità mentre lo scatto da rotocalco è molto più superficiale.

 

-Crede che il fotografo-artista abbia una missione?

Sì e no; non sempre la nostra è una missione volontaria. Sono molti i casi di fotografi di fama internazionale, diventati famosi quasi senza sapere cosa stessero facendo. Questa, è una cosa tipica di chi ha un talento innato e, in un primo momento, non è ancora in grado di capire come incanalare questa energia creativa.

Molti degli scatti che un fotografo fa, non hanno finalità divulgativa ma squisitamente intimistica e personale. Personalmente penso che la scelta migliore che un fotografo possa fare, sia quella di creare un qualcosa che assecondi sia le proprie propensioni che il gusto del pubblico.

 

-Quanto pensa sia difficile per un artista emergere nel 2016?

Penso sia difficilissimo e le maggiori difficoltà sono riscontrabili nella perdita di valori all'interno della società e soprattutto alla quasi svalutazione della nostra figura creativa e professionale.

Spesso, l'unico fotografo socialmente accettato e considerato un professionista è colui che si occupa di matrimoni, mentre, chi crea essenzialmente arte viene quasi considerato il cultore di un hobby che, a lungo andare, non fa altro che perdere tempo.

 

-Hanno avuto pregiudizi gli abitanti del paese nel quale è cresciuto riguardo la sua professione?

Vivendo fuori, fortunatamente, i più scettici non hanno avuto modo di sviluppare una vera e propria opinione a riguardo.

 

-Ultimamente ha lavorato ad un progetto molto interessante e che riguarda proprio i luoghi nei quali è cresciuto, mi può spiegare in cosa è consistito?

Mi sono occupato della mattanza. Inizialmente sono stato mosso dal semplice desiderio di avere un repertorio storico-fotografico riguardo una tradizione che nella mia regione è sempre esistita ma che ora, sta per scomparire.

Ho sviluppato questo reportage documentando in modo certosino ogni passo del processo, cominciando a fotografare da circa tre giorni prima sino a quando non si è ottenuto il prodotto finito.

-Non pensa in questo modo di potersi attirare delle critiche?

Sicuramente, ma ci tengo a precisare che il mio intento non è quello di mostrare qualcosa di crudele o brutale ma semplicemente di documentare una tradizione secolare che potrebbe scomparire nell'immediato.

Ogni singolo gesto è rituale e metodico e, soprattutto, non si ha alcuna finalità industriale, non vi è alcun tipo di maltrattamento e cosa fondamentale, si produce solo ciò che serve per il basilare sostentamento di una famiglia; infatti, ciò che mi ha affascinato di più è stata proprio questa atmosfera dal sapore quasi ancestrale.

 

-E' appena rientrato dalla Thailandia, dove, si è occupato di un altro progetto molto interessante, mi può spiegare in cosa è consistito?

Ho seguito un artista thailandese che si occupa essenzialmente di elaborare protesi di braccia e gambe per chi è vittima delle mine antiuomo. L'ho seguito nelle città e nei villaggi nei quali si recava per assistere sia alla creazione vera e propria delle protesi che, in luoghi remoti, dove, guerriglie e conflitti dilaniano la popolazione. Lo stato Birmano, non accetta le minoranze etniche e ciò lo porta a commettere delle atrocità inaudite. Noi siamo stati ospiti dello stato dei Karen durante il Revolution day e abbiamo potuto constatare in prima persona quanto questo conflitto abbia condizionato la vita delle popolazioni locali. Le  mine sono state posizionate essenzialmente per contrastare l'avanzata di un gruppo armato ma, molto spesso,  ad esserne vittima, subendo atroci mutilazioni, non sono i guerriglieri ma i contadini.

 

- Come pensa che il buon fotografo possa raccontare la tragicità di un conflitto?

Principalmente trasmettendo l'autenticità e la spontaneità del momento. Sono contrario a qualsiasi tipo di manipolazione dell'immagine per far apparire una foto più o meno significativa di quanto  in realtà non sia, cosa che invece accade spesso in ambito giornalistico.

L'unica cosa che per me conta è che, attraverso le mie foto, chi le guarda possa riflettere anche solo per un minuto.

 

-Molti pensano che nell'era del digitale sia estremamente facile creare una bella foto, Lei pensa che sia così?

Purtroppo per certi versi lo è. E in questo modo non si fa altro che mettere in primo piano il guadagno e portare alla svalutazione la professionalità del fotografo.

 

-A quale fotografo si ispira?

A Sebastiao Salgado perché crea delle opere monumentali.

 

-Attualmente, Lei e il suo collega, Walter Lobiondo avete creato una sorta di team creativo, di cosa vi occupate?

Con Auttproduction ci occupiamo di foto e video sia artistiche che commerciali. Lo scorso anno abbiamo curato una nostra mostra integrando foto, video e parti grafiche e disegnate. Ci è anche stato chiesto di allestire e curare vari eventi. Ci occupiamo anche di videoclip musicali e di aziende artigianali come pelletterie e gioiellerie. Il nostro lavoro non è mai freddo o statico, anzi, cerchiamo di dare quanto più risalto possibile ad ogni singolo atto del momento creativo. Ci piace pesare e trasmettere l'idea che l'oggetto sia quasi vivo. Il contesto, in questo caso, ha importanza campale. Il lavoro non deve essere puramente descrittivo ma deve andare oltre, l'immortalare un gesto umano, ad esempio, porta a creare quel movimento composito che rende la foto una piccola opera d'arte. Il mio collega, Walter Lobiondo, ha un occhio squisitamente cinematografico, quindi, attraverso i suoi video, cerca di creare dei veri e propri cortometraggi. Cerchiamo di far appassionare attraverso la successione dei gesti anche se, la più grande responsabilità, consiste proprio nel cercare di trasmettere tutto questo con mezzi meccanici come la macchina fotografica.

 

-Che progetti avete per il futuro?

Sicuramente vogliamo continuare ciò che stiamo facendo, pensiamo anche di sondare altri campi,  come quello del reportage. Ci piacerebbe collaborare con altri artisti, anche affermati, e diventare sempre più competenti. 

 

 

Valentina Nesi


Read 1588 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 10:51
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